Referendum: funzionamento migliore o dialettica opaca?

Stiamo assistendo ad un dibattito ripetitivo, stanco, intellettualmente poco stimolante, inutilmente aggressivo e polemico negli slogan buttati addosso all’avversario e molto molto personalizzato dal Premier Matteo Renzi. Quindi, l’esito del referendum è stato molto drammatizzato; invece gli analisti più seri e pacati, anche tra quelli impegnati nella battaglia referendaria SI/NO giungono a dire, in conclusione, che la vittoria della loro parte (il SI) renderà il funzionamento delle istituzioni un pochino migliore (così Salvati e Fusaro) o, al contrario, provocherà una dialettica democratica un po’ più faticosa ed opaca (così Cheli e De Siervo). In questa direzione va anche l’articolo di Michele Ainis “Quattro scenari sul dopo referendum” apparso ieri sul Corriere della Sera. Il miglior testo a commento della riforma è stato scritto, a mio parere, da Emanuele Rossi e si intitola significativamente “Una costituzione migliore?” Là dove la proposizione di partenza è un’apertura di credito evidenziata dall’aggettivo qualificativo “migliore”, attenuato però da un punto interrogativo. Questa premessa rende ragione di quel “disagio del costituzionalista” che Leopoldo Elia aveva evocato nel corso della battaglia referendaria del 2006. Ciò però dà altresì l’occasione per affermare che, pur con diversi errori e lacune, nonché vere e proprie sgrammaticature lessicali e costituzionali – spesso frutto di occasionalismi nel corso del dibattimento parlamentare, dettati dalla necessità di portare a casa comunque un risultato attraverso i marosi di un lungo e spesso scadente percorso nelle due Camere, in effetti,  sul punto dolente e cruciale dei poteri del Premier, alla fine non viene modificato nulla… mentre in quella Berlusconiana del 2006, invece sì…  E’ così! Dovè sta quindi il problema? Come è stato più volte detto …fino allo “strillo” sta nel combinato disposto con la legge elettorale …l’Italicum che così com’è referendumda la possibilità praticamente al Primo Ministro di avere nelle sue mani un grande potere decisionale tale da modificare nella sostanza l’indirizzo dato nella formulazione attuale della Costituzione: “Il presidente del Consiglio dei ministri “dirige” la politica generale del governo e ne è responsabile”.  Se si sommano i possibili effetti della riforma del Senato e dell’Italicum alla fine abbiamo …più che “dirige” proprio per il risultato del combinato disposto “senza dirlo” esplicitamente, che il presidente del Consiglio dei ministri “determinerà” tutto e come viene spesso detto con una semplificazione figurativa …di fatto avremo praticamente “un uomo solo al comando”, in analogia al “premierato assoluto” della riforma di Berlusconi, respinta referendariamente a suo tempo dagli italiani (anche Renzi & C. allora votarono contro). Ma ora  Renzi dopo aver difeso l’Italicum pur in odor di ulteriore censura della Consulta… come la legge migliore del mondo in nome della “Governabilità” certa e sicura che offriva al Partito uscito vincitore dal “ballottaggio” attraverso un premio corposissimo di maggioranza… sembra averci ripensato e sembra disposto a mutarla verso le obiezioni di sempre della minoranza interna al PD anch’essa spaccata tra chi già gli crede e chi ancora si chiede se …sarà sincero!? E allora, in estrema sintesi qual è la parte delle riforma proposta che suscita ancora i maggiori dubbi? E’, da una parte, la non riuscita eliminazione del bicameralismo perfetto e paritario, il cui assetto, nel nuovo Senato, presenta molti difetti, perché richiede molte attestazioni di fede in un funzionamento che appare per molti versi problematico. Da un’altra parte riposa su un’eccessiva fiducia nel potere di decisione: che deve essere veloce, al limite dello sbrigativo, con un protagonismo del governo frutto di conciliaboli stretti e di rapporti ravvicinati con alcuni circoli privilegiati della élite economica, finanziaria e mediatica del paese. Ovvero, Renzi a forza di promesse non mantenute e di ideologia della “rotamazione” ha spaccato il Paese in due (anzi tre) pezzi e a perso la fiducia di molti elettori che avevano guardato a lui & C. come la novità politica. A Renzi risulta malvista, la cultura e la tecnica della mediazione tra i diversi soggetti portatori di interessi, ma anche di valori, di cui una società plurale come la nostra è giorno dopo giorno portatrice, e che ha bisogno non di meno ma di più luoghi di partecipazione e confronto e, perché no, di espressione di un sano, anche se non anarchico, conflitto sociale. È in questa prospettiva che va annotata, allora, la netta diminuzione del tasso di autonomia, anzi di autonomie, nel nostro paese, di cui l’abbassamento del ruolo delle Regioni ordinarie (ma non di quelle speciali, …perché?) è incontrovertibile testimonianza (vedi Consulta… ieri su parte della Riforma della PA fatta dalla Ministra Madia), assieme ad una situazione di crisi economica che ha visto ieri l’Istat registrare l’ulteriore calo dell’Industria italiana (fatturato e commesse) nonchè la diminuzione dei consumi degli italiani in tutti i suo comparti (alimentare compreso). noIn tutto ciò e di tutto ciò vivono le motivazioni del NO! Per favore, vediamo di finirla in fretta! E vediamo come dopo il 4 dicembre p.v. si possa ricucire uno strappo politico e sociale che ha portato con tutte le divisioni dell’ultimo ventennio e di questo ultimo periodo, il nostro Bel Paese praticamente sul lastrico…

 

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