Renzi e la sua politica: fuffa o reale cambiamento?

E’ fuor di dubbio che l’entrata in scena di Renzi abbia rappresentato un segnale di rottura e di forte discontinuità rispetto alle classi dirigenti post-comuniste e post-democristiane che dettero vita prima all’esperienza dell’Ulivo e poi a quella del Partito Democratico.
Questo era chiaro già nella prima prova in cui si presentò in concorrenza con Bersani e nella quale, pur ottenendo un consistente successo, fu sconfitto. Gli avvenimenti e le scelte successive, con la vittoria delle primarie che lo incoronarono segretario del Partito in sostituzione dello stesso Bersani e poi con l’estromissione di Enrico Letta da Palazzo Chigi che obbligò Napolitano a conferirgli l’incarico di formare il governo, hanno confermato e accentuato queste connotazioni e ambizioni del renzismo.
Ora dopo due anni di Governo Renzi è tempo di un primo bilancio politico. E nel tentare di delinearlo mettendo a confronto, come in ogni bilancio che si rispetti, i pro e i contro, le poste positive e quelle negative. Mettendo altresì da parte valutazioni e atteggiamenti pregiudiziali e sottraendosi dalle suggestioni dell’attualità (per esempio quella determinata dalla vicenda delle quattro banche dell’Italia centrale). Come dalle previsioni interessate di chi ne profetizza un rapido logoramento, per esaminare invece criticamente nei suoi contenuti i diversi aspetti del conclamato riformismo renziano.
Renzi si presentò infatti all’opinione pubblica come il rottamatore della vecchia classe dirigente ma questo progetto di rottamazione sarebbe rimasto soltanto una trovata goliardica, molto spavalda ed anche un po’ volgare, se non fosse stata finalizzata a sostituire una coraggiosa ed incisiva politica di riforme al preteso immobilismo che aveva caratterizzato le politiche di governo del centro-destra e del centro-sinistra nel corso della cosiddetta seconda repubblica. E quindi il bilancio deve realmente misurare la caratura riformatrice degli interventi legislativi del Governo Renzi e dirci fino a che punto corrispondano alle intenzioni, alle promesse e agli impegni che accompagnavano l’arrogante insolenza di allora. E tentare di rispondere alla domanda: Ma sono vere riforme? E sono le riforme di cui il paese e il sistema politico avevano bisogno?
La questione è sicuramente di rilievo… in quanto nel contesto di una situazione economica globale che sta mutando i confini e la demografia del mondo, svuotando intere nazioni nelle quali la guerra è la realtà quotidiana in corso da lustri e/o addirittura decenni; spingendo intere popolazioni ed etnie a “migrazioni bibliche” verso l’Europa e/o altre parti occidentali del mondo intrecciando i quattro punti cardinali del pianeta… sempre più vitali per l’Italia e il futuro degli italiani,  appaiono le scelte politico economiche e le modifiche istituzionali con cui il nostro Paese affronta e si confronta con tutto ciò.

il mondoPosti questi interrogativi che hanno dimensione epocale… le risposte non appaiono altrettanto tali. E alla fine il nostro Belpaese continua a dover fare i conti con alcuni problemi atavici che si ripropongono continuamente nella sua vita politica e che senza mai essere risolti, caratterizzano perennemente l’insufficienza dell’azione politica di chiunque Governi l’Italia. Per le forti resistenze e le continue contraddizioni che ogni reale spinta al ‘cambiamento’ sociale, economico e …politico s’incontrano nel Paese.  Tre, a mio modesto avviso… sono i problemi ‘nodali’ dello scenario politico nostrano: la riforma del sistema politico e istituzionale, la riforma della giustizia e la revisione della spesa pubblica, quest’ultima quale condizione necessaria anche se non sufficiente per poter perseguire la riduzione del debito pubblico, quella della pressione fiscale e più in generale una efficace riforma dell’economia nazionale.
Elezioni per i sindaci tra tre settimane e referendum costituzionale tra cinque mesi. Sono i confini del campo di battaglia tracciato da Renzi. “Alla fine vedremo chi sta con il popolo – ha detto il capo del governo – e chi nuota solo nell’acquario della politica politicante, fatta di talk, tv e autoreferenzialità”.
Il mondo per Renzi si divide tra chi sta con il popolo e chi vive nell’acquario della politica politicante.

Renzi e il renzismo contro tutti. Toni da battaglia finale, da scontro epocale, quelli usati da Renzi. “Andremo piazza per piazza per mettere le firme sulla richiesta di referendum”.

Com’è noto Renzi ha investito tutto il suo capitale politico sul referendum che dovrà confermare o abrogare la modifica della Costituzione votata dal parlamento un mese fa.

Il messaggio, più volte ripetuto in questi ultimi mesi, è netto: se vinco resto e se perdo me ne vado, mi dimetto da capo del governo, lascio la politica.
Quindi Renzi e “il resto del mondo”, dunque?

Francamente, mi trovo a pensare che, una politica ancora così “divisiva” …che si aggiunge ai vent’anni di una politica gridata costruita sul: “con me o contro di me!” non depone a favore di rispondere positivamente alla domanda …è ciò che serve al Paese?  E mi fa protendere per un: “è fuffa …non vero cambiamento!”

 

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