RITORNO ALLA SEMPLICITA’

…complessità o logica? a parità di fattori la spiegazione

più semplice tende ad essere quella esatta
(Il rasoio di Ockam)

Gli avvenimenti recenti, della crisi finanziaria, confermare uno scenario politico e sociale in cui le regole scompaiono dentro la complessità dei problemi, lasciando in ognuno di noi un sempre più profondo senso d’insicurezza e soprattutto d’impotenza per la perdita di punti di riferimento stabili.
Nella realtà di oggi, è come se la società civilizzata ci gridasse che uno più uno non fa due, che risparmiare 100 euro non vuol dire possederli e che la maleducazione non deve essere punita.
E così anche a scuola, prendere cinque è più traumatico che ricevere “insufficiente”. E tutto ciò nel nome della complessità e unicità di ogni situazione e persona.
Siamo proprio sicuri che sia così?
Certo dalla fisica abbiamo imparato che la realtà non è lineare e che la meccanica newtoniana, secondo la quale il mondo è fatto dalla combinazioni di atomi, è insufficiente per spiegare la realtà stessa.
Proprio da questa scienza esatta è partita prepotentemente la rivoluzione quantistica, ovvero la visione complessa della realtà con la sua teoria del caos, capace di rompere molti dei dogmi che hanno accompagnato secoli di pensiero umano.
Ne avevo fatto segno in un precedente post …ricordate?
Sta il fatto che …piano piano ha invaso le altre scienze fino a sommergere la medicina e la modalità di studiare e comprendere il cervello.
Così, tutto sembra non essere spiegabile da semplici regole causa-effetto.
Travolti dall’onda quantistica, siamo stati trascinati verso una visione soggettiva di ogni aspetto della vita, forti anche delle importantissime applicazioni della teoria del caos nella vita reale.
Basti pensare alle previsioni meteorologiche che, in virtù dell’applicazione scientifica della complessità, hanno raggiunto un livello di precisione impensabile soltanto pochi decenni fa.
Ormai applichiamo sistemi dinamici complessi perfino nella progettazione di lavatrici personalizzate.
La complessità sta diventando anche la parola d’ordine nella medicina, dove l’analisi dei tracciati elettrocardiografici mediante tecniche non lineari ha permesso di ottenere informazioni molto più complete sul funzionamento cardiaco, e sta giustificando l’orientamento della psicologia e della psichiatria, dove l’uomo è visto nella sua complessità come soggetto unico e irriducibile a regole comuni.
Lentamente, tutto ciò che era semplice è diventato “superficiale” e il tentativo di semplificare la realtà, un “grezzo” riduzionismo.
In tutta questa meraviglia non abbiamo tenuto conto proprio di ciò che la fisica aveva precisato: vanno benissimo i Quanti e la complessità, ma, nella vita quotidiana, la “semplice” meccanica newtoniana è in grado di spiegare la realtà in maniera molto più affidabile e quindi in modo più utile.
Bisognerebbe quindi ragionare sul fatto che la visione complessa non ha sostituito la semplice logica, ma è diventata come una lente d’ingrandimento capace di inquadrare meglio la realtà in situazioni particolari che vanno oltre la vita “normale”.
Ecco perché è verissimo che ognuno di noi è unico ma è altrettanto vero che normalmente tutti noi esseri umani abbiamo due gambe, due braccia e una testa.
E’ verissimo che un albero avrà un significato differente per ognuno di noi, ma rimane vero che un albero è sempre un albero.
Nel nome dei Quanti stiamo abbandonando il pensiero logico aristotelico e il metodo scientifico di ragionamento per entrare nel mondo instabile della soggettività.
Così facendo rischiamo di perdere quelle regole semplici che ci uniscono e ci permettono di comunicare gli uni con gli altri, pur nella consapevolezza della complessità delle relazioni umane.
La ricerca di regole comuni non nasce, infatti, dal tentativo di ridurre la complessità in caselline che non la rappresentano, ma dalla consapevolezza che il pensiero semplice e lineare nella vita quotidiana permette di creare ordine e armonia.
Abbiamo imparato dalla fisica che la realtà è molto più complessa di quella che osserviamo, ma non possiamo ignorare che la complessità comprende la semplicità e non deve essere sfruttata per giustificare anche il disorientamento nella scelta dei valori.
Dobbiamo quindi imparare l’altra grande lezione della fisica, che suggerisce come nella vita di tutti i giorni il pensiero semplice, che trova le sue radici nella logica aristotelica, può darci quei punti di riferimento e quelle regole capaci di ricostruire il magnifico mondo di valori e principi che hanno guidato il comportamento e la società all’epoca dei nostri nonni, quando i Quanti erano ancora un sogno…

E’ tempo di Coaching!

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