Tempo di generale scontento: come smettere di sentirsi insoddisfatti…

E’ qualcosa di più di un “malumore collettivo” dovuto al tempo in cui viviamo. Si potrebbe dire che individualmente ognuno di noi mescola dentro di se una sorta di ‘miscela esplosiva’ fatta di permalosità e delusione, sospetto e presunzione, espresse con irritabilità e scontrosità, che sfociano in una aggressiva arroganza. Si in una incontrollabile aggressività verso l’altro/i.  E non solo verso colui/loro che vediamo e/o pensiamo ‘diverso/i’, per cultura, religione, razza, status sociale, genere e orientamento sessuale. Ma nei confronti di tutti quanti. Viviamo un “generale scontento” frutto di un’individuale caduta di ‘passione umana’. D’altronde ciò non è una novità: proprio con l’Umanesimo emergono alcuni fattori chiave della visione umana,  rispetto alla quale appare centrale una rinnovata fiducia nelle capacità e nelle possibilità dell’uomo e delle sue passioni, come di ogni aspetto della naturalità dell’uomo. Le passioni vengono quindi rivalutate come un’esaltazione della volontà dell’uomo. E’ nel mondo contemporaneo che l’identità personale spesso decade: in vanità e desiderio di potere, ansia di approvazione ed egoismo.  E senza scomodare filosofi come John Locke  o Thomas Hobbes con i loro saggi sul  contrasto tra passione umana e paura di morire che vede l’amore di sé come autoconservazione, essere più forte dell’amore per l’altro/ì, rendendo così incredibile ma reale il fatto che l’arbitro di questa naturale passione, diventa il “politico” il “sociale” con quel citato “malessere collettivo” …quasi esistesse una persona artificiale, che stabilisce un limite alle passioni e alla vita emotiva dei singoli. Eppure essere “cittadino” non dovrebbe cambiare la “natura umana” dell’uomo… Eppure, noi viviamo il tempo di questo sentimento perché di ciò si tratta: un sentimento forte di indefinibile scontentezza. E l’interrogativo che sempre di più assilla molti di noi (…ma è poi veramente così?) E’ come possiamo uscire da questo scontento? Oggi, la maggior parte della gente, anche quando è intellettualmente ben dotata, è spesso emotivamente insoddisfatta e non perché emotivamente disastrata ma perché nella complessità del mondo contemporaneo sono molti coloro che mancano di praticità e di esperienza e questo vale sia per gli anziani come per i giovani (conflitto generazionale) pur nelle differenzi ragioni e prospettive. E’ così. Ognuno non sa come uscire dal suo personale ‘scontento’. E imputa ciò al contesto economico sociale, alla crisi, al lavoro che cambia e che manca, quando addirittura pensa di avere qualche problema psicologico e vorrebbe dare un’aggiustatina al proprio cervello. Come se: “In un mondo malato: siano i sani di mente che debbano andare dallo psicologo…”  Non si tratta di “rotelle” fuori posto. Ma, più semplicemente di comprendere le situazioni per quella che sono sapendole accettare ed eliminando così proprio quel senso di scontentezza e insoddisfazione per sentirsi subito meglio! Tutti sentiamo (ma spesso senza realmente ascoltare) cosa dicono il Prete dal pulpito, cosa ‘strombazza’ il politico, oppure com’è convincente lo psicologo e come è professionale lo psichiatra. Ci sembrano persone tutte quante ammodo. Ma non è detto che sia proprio sempre così!?  Quando il Prete fa la sua predica non è lui che parla, ma la sua mente superiore. La mente superiore o archetipica o idealistica è sempre perfetta, ma anche chi se ne sta servendo può avere benissimo tanti problemi. Insomma, è molto probabile che il predicatore fa proprio quelle cose che dice ai propri fedeli di non fare. D’altra parte, anche lui è un essere umano! Così quando l’uomo politico arringa la folla, la sua mente superiore sa cosa vuole ascoltare la gente e lui si lascia trasportare dal fervore del suo discorso e fa tante promesse che poi non potrà mantenere. Anche il politico è un essere umano! E così succede quando lo psicologo elargisce i suoi saggi consigli, e quando lo “strizzacervelli” prescrive un farmaco miracoloso, anche loro potrebbero avere le stesse preoccupazioni dei pazienti, anche se questi non lo sanno. Anche loro sono esseri umani! Quindi, anche coloro che simbolizzavano la ‘perfezione’ nell’immaginario collettivo, anche loro alla fine forse pensano e vorrebbero dare una aggiustatina al proprio cervello! Tutti ci dibattiamo tra problemi quotidiani, andiamo soggetti a dispiaceri e frustrazioni e tutti noi commettiamo errori e facciamo scelte sbagliate. Una persona espertissima in un campo, è spesso completamente imbranata in altri settori. Soprattutto, nessuno è veramente e completamente esperto della vita, perciò tutti quanti prendiamo decisioni errate e spesso ci troviamo in difficoltà.  Dunque, non siamo “sbagliati” Noi (…o fuori di testa), siamo esattamente come gli altri: e allora perché ci accaniamo così tanto a voler essere (o meglio …apparire) diversi da come siamo? Forse, più semplicemente, una persona per sentirsi contenta deve accettare di sentirsi prima scontenta, anche perché è impossibile essere bravi  e capaci in tutto. Soprattutto non si può essere subito eccellenti. E non si può essere sempre in piena forma. Un individuo diventa pratico e disinvolto proprio dopo aver accettato di essere imbranato e rigido. Soltanto quando accetta di essere quello che è, comincia il suo cambiamento e la sua crescita personale… Le qualità opposte dovrebbero sempre convivere in noi in modo equilibrato, ma spesso succede che coltiviamo una caratteristica e tralasciamo quella opposta. Noi diventiamo esperti nelle cose che ripetiamo ogni giorno e diventiamo carenti nelle cose che trascuriamo. Ci facciamo prendere dal “senso comune” tralasciando spesso ogni minimo “buon senso”. Pertanto nessun essere umano è completo o perfetto: chi ci consiglia in un dato campo, ha bisogno dei nostri consigli in altri campi. E dunque, se anche chi predica dall’altare ha suoi difettucci, impariamo ad essere più indulgenti con noi stessi… senza scordarci che dobbiamo comunque rimboccarci le maniche per migliorarci contribuendo così al miglioramento delle situazioni. E a proposito di propositi, ricordiamoci che senza sacrifici, senza impegno, senza determinazione non si combina nulla di buono nella vita. Ma non è mai tardi per mettersi in gioco! Purtroppo c’è quasi sempre un abisso tra la realtà e le nostre aspettative, tra ciò che realizziamo e ciò che vorremmo. Inoltre, spesso immaginiamo che gli altri siano più felici, più fortunati, più dotati di noi, e questo è il principale motivo che ci rende scontenti, che ci fa stare male… Se non comprendiamo che la realtà è sempre diversa dalle apparenze, e lo è per tutti, non riusciremo mai ad accettarci completamente. E invece l’accettazione di sé è il perno di ogni nostro miglioramento e di ogni nostra realizzazione! Mandiamo un bacio a quel tizio/a… che vediamo ogni giorno nello specchio! Accettiamo tutte le nostre imperfezioni presunte o reali che siano ed esse spariranno in un attimo… ovvero non ci daranno più fastidio, non saranno più un problema per il fatto semplicissimo che l’avremo accettate! La gente manca spesso di senso pratico della vita e vive di troppa immaginazione, di troppe aspettative, di troppi desideri ridotti a ‘pretese’ e conseguentemente di sogni irrealizzabili e quindi vive spesso fuori dalla realtà! Tutti noi abbiamo troppe identificazioni e ci ritroviamo un Io ipertrofico, ossia esteso a tantissime cose materiali e a tante relazioni (soldi, casa, automobile, cane, gatto, moglie e figli, amanti, ecc. ecc.). Quindi più sono le cose che possediamo e con le quali ci identifichiamo, più ci sentiamo minacciati, e abbiamo paura che ce le portino via. E non appena si avverte una piccola minaccia, ci si mette immediatamente in tensione e abbiamo paura di perdere le nostre cose e ci attacchiamo ad esse ancora di più… Ormai: “E’ un must”, fino a quando avrà troppi desideri e identificazioni nella testa, l’uomo sarà sempre insoddisfatto! Anche perché quando riesce ad ottenere, dopo tanti sacrifici, quello che bramava ardentemente, si accorge della sua vacuità e resta deluso. Non si sente più felice come aveva erroneamente sempre creduto. Purtroppo, ai tempi d’oggi, la forza dei desideri supera di gran lunga la forza di volontà, perché questa dipende dalla coscienza, mentre i desideri provengono dall’inconscio che è estremamente più potente. E infatti i desideri rappresentano il motore della vita, sono la forza trainante, e quindi senza desideri la vita sarebbe impossibile. Ma, bisogna stare attenti, ed è questo il vero dilemma: senza desideri non si può vivere, ma se diventano “pretese” ovvero “volere a tutti i costi…” la loro realizzazione che già non è mai facile… si complica ulteriormente e ciò ci farà soffrire lasciandoci scontenti! Non solo, anche quando otteniamo tutto quello che desideriamo, e ci sentiamo soddisfatti, dopo un po’ ritorna l’insoddisfazione. Anzi più abbiamo e peggio è per quanto detto a proposito delle identificazioni e dell’Io ipertrofico. E tuttavia l’insoddisfazione ci aiuta a vivere anche se non ci piace perché ci spinge a cercare la soddisfazione e quindi ci costringe a migliorare, ad agire, a non vivere nell’ignavia! L’insoddisfazione fa da contrappeso e richiamo alla soddisfazione, proprio come il cattivo tempo serve a controbilanciare il bel tempo. Analogamente, l’infelicità fa da equilibrio alla felicità, proprio come il buio della notte si alterna e si compensa con la luce del giorno. Lo “scontento” ci sta addosso “…ci veste” proprio come un vero fallimento: mentre spesso è solo il prezzo da pagare per raggiungere la soddisfazione, la gioia e il successo! Come dice Robin Sharma in “La tua grande occasione”: «Le cazzate sono le tappe verso la perfezione». Ricordate che l’insoddisfazione quindi, è come la fame che ci costringe a mangiare tutti i giorni; e ci costringe anche a procurarci da vivere! E quando mangiamo, oppure facciamo l’amore o riusciamo nei nostri intenti, ecco che l’insoddisfazione si trasforma in soddisfazione. Almeno temporaneamente… In fondo, è forse proprio questa la felicità!  E’ la scarica della tensione diventata troppo forte, tensione che ci siamo procurati noi stessi per effetto del nostro desiderare/pretendere. Se mancasse l’insoddisfazione, non ci sarebbe la tensione e quindi neanche la scarica che ci consente di sentirci felici…

“E’ sempre tempo di Coaching!”

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