Votare o non votare, il grande dilemma…

A 4 giorni dalle elezioni sono ancora molti i cittadini che si domandano se, malgrado la crescente sfiducia nella politica, sia importante votare o se, ormai abbia più senso scegliere la strada dell’astensionismo.  Nel dubbio dovremmo almeno chiederci, se ai fini di un reale cambiamento, recarsi o non recarsi alle urne costituisce il nodo cruciale della questione? Forse no! Votare o non votare rimane  comunque il grande dilemma di molti… La propaganda ci “martella” sul fatto che il voto elettorale è importante! Coloro che votano: perché lo fanno? Per portare avanti obiettivi di miglioramento economico e sociale qui da noi e… nel Mondo? O perché attraverso di esso si possiede e amministra un potere? Nel caso, quale e quanto potere? A guardar bene… alla fine è quello che le banche, le gerarchie istituzionali, i grandi gruppi imprenditoriali internazionali e persino anche i Prelati… ma anche la malavita organizzata… concedono ai politici. E, spesso per convincerci a votare e dargli questa delega in bianco a governarci, nella retorica sulla “sacralità” del voto ci mettono sempre anche  il richiamo al sacrificio su chi è morto per darci questo diritto democratico… Francamente: siamo sicuri che se ai partigiani fossero passati davanti i volti di, Berlusconi, Monti, Bersani, Renzi, Di Maio, Salvini, Meloni e tutta la compagnia cantante, di questo “edificante” mondo politico, così come si sta rappresentando, avrebbero avuto ancora quella forte spinta ideale che portò molti di loro al sacrificio della vita, per darci questo diritto in nome della Libertà e della Democrazia? Un diritto che purtroppo, per scelta stessa dei Partiti, è sempre più spesso, oggi svuotato di ogni senso. Basti vedere quale imbarazzante spettacolo sono diventati le varie questioni in cui si dibatte il Paese, trasformate tutte in beghe tra i Politici in Parlamento e fuori nelle perenni campagne elettorali. Questo ‘schifo’ (… fatemelo dire così) produce una politica che spinge sempre più persone e forse con più di una ragione a non votare. Tuttavia, dobbiamo chiederci anche cos’è l’astensionismo? Quali obiettivi si pone? Quali risultati persegue? Sinceramente, non ho mai visto e men che meno vedo oggi,  un qualche disegno organico, un progetto di cambiamento della società e della cittadinanza… dietro a questa scelta dell’astensione, vedo più che altro un gesto istintivo e emotivo, certo del tutto condivisibile rispetto ai tempi, ma, per nulla costruttivo, e a volte, pure qualunquista del tipo: “che si fottano tutti quanti!” Le percentuali del non voto aumentano, ma i protagonisti di questa scelta non stanno proponendo e costruendo un modello diverso di Società? In America le percentuali di voto sono sempre state assai basse, ma, la percentuale dei non votanti non sembra che incida poi così tanto sul cambiamento in meglio del paese anzi. Sono personalmente convinto che la questione fondamentale sia che il vero e importante voto, è quello che ognuno di noi alla fine attua nelle sue scelte quotidiane. D’altrone: si vota quando si compra un prodotto piuttosto che un altro o non lo si compra affatto.  Si vota scegliendo di fare un lavoro inutile e dannoso per se stessi e gli altri. Si vota mettendo i propri soldi in una banca d’affari… piuttosto che nella finanza etica. Si vota mangiando e curandosi in un modo piuttosto che in un altro. Si vota creando assieme agli altri una società con valori e relazioni diverse da quelle oggi imperanti. E tutto questo cambia sicuramente la realtà anche più di un voto dato a chicchessia… Certo, alle multinazionali non interessa cosa voti. Ma, se consumi il suo prodotto e questo assieme al mare di altre merci. La nostra Società annega nel “consumismo.” E spesso ogni ragionamento di reale cambiamento, diviene semplice sostituzione nella gestione del potere che l’economia ai suoi vari livelli, lascia alla Politica. Quindi,  votare o non votare, votare in un senso o in un altro, non sposta di molto la situazione se dietro al voto o all’astensione non c’è un impegno costante al cambiamento personale e complessivo della Società, un impegno che dura 365 giorni all’anno e non aspetta solo il momento di fare una croce su di una scheda. Bene, è comunque a partire dall’andare a votare che parte questo impegno!

  E’ sempre tempo di Coaching!”

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Commenti

  1. Fontaine  Marzo 15, 2018

    L”articolo è in parte condivisibile, ma cade nell”errore di svilire le scelte dell”elettorato non in linea con i propri desiderata, che è il tipico errore che si commette spesso a sinistra, ossia gli altri hanno votato un partito che non mi piace quindi evidentemente non hanno capito una mazza,perchè il programma fa schifo, perchè i candidati sono degli incompetenti e così via. Mi sembra chiaro che non c”era in campo una forza di sinistra in grado di catalizzare i voti dei ceti popolari. Il voto al PD è un voto “d”elitè. A leggere l”articolo sembra che il M5S sia stato votato da ingenui che credono alle favole. Mi chiedo che cosa dovesse votare un cittadino che non fosse una-un femminista, un gay, un italiano di nuova generazione o un razzista, Lasciamo perdere per un attimo il reddito di cittadinanza. Nel programma dei 5S si parla anche di riduzione dei costi della politica, di pensioni d”oro, di sprechi legati a enti inutili, e sono tanti, di gestione sensata, non ideologica, dell”immigrazione, pena il far arrivare il Salvini di turno al 50% alle prossime elezioni, d”interventi a favore dei ceti più poveri, delle rinnovabili, ecc.. C”è bisogno anche di questo? Senza dubbio. Certo non c”è assolutamente rottura con il sistema, non c”è alcuna critica al neoliberismo, al massimo alla UE, ma questo passa il convento. E per fortuna che i 5S hanno avuto un importante exploit , altrimenti qui avremmo già la destra al governo e per tutta la legislatura. buy viagra online

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