Dove va il mondo?

E’ la domanda,  non facile  che ci poniamo un po’ tutti quanti… e in particolare se lo chiede – Giulio Sapelli, noto storico ed economista – già nel titolo del suo ultimo libro nell’affrontare il tema del rapporto fra nazione e internazionalizzazione che è di fondamentale importanza per cercare di capire il corso attuale della storia: “una storia mondiale del presente” e per immaginare come possano evolvere in senso positivo gli eventi futuri.

dove sta andando

Gli Stati Uniti continuano a svolgere un ruolo cruciale, ma stanno intensificando la loro indipendenza energetica, grazie anche alle nuove tecnologie estrattive, con la conseguenza politica del loro progressivo disimpegno dal Mediterraneo, per contro troviamo un’Europa che non mostra segni di vita. D’altronde non  li mostrò neppure durante le guerre balcaniche e non li ha mostrati nemmeno durante le “primavere arabe” che, come osserva Sapelli… “altro non sono che guerre nordafricane che, se non controllate, possono dare origine ad una  ‘guerra civile islamica’ capace di dilagare fino al centro dell’Africa, attraverso il Mali e la Nigeria”. “Allo scontro di civiltà” paventato da Samuel Huntington (è stato un politologo statunitense. Uno dei massimi esperti di politica estera, consigliere dell’amministrazione americana ai tempi di Jimmy Carter, direttore degli Studi strategici e internazionali di Harvard), si sostituisce dunque questo scontro molecolare tutto interno al mondo islamico che rischia finanche di travolgere gli stati nazione”.

Questo vuoto di potere dovrebbe essere colmato dall’Europa, che però non ha un proprio esercito comune e soprattutto è profondamente divisa al proprio interno… e lo sarà ancor di più dopo l’esito avuto la scorsa settimana del  “Brexit” con l’Inghilterra che uscirà dalla UE. L’europa non ha quindi una politica estera unica e non dispone nemmeno di un’intelligence comune. E’ in questo contesto che si pone il problema del rapporto con la Russia …anche se il libro è stato scritto prima della crisi russo-ucraina, i rapporti futuri con quel paese sono al centro dell’analisi di Sapelli. Se da un lato, infatti, la politica americana verso la Russia sembra essere sempre più paradossale, perché in qualche misura è “guerra fredda”; in Europa e per contro collaborazione in Medio Oriente dall’altro,  la Russia si trova ad essere “una grande nazione prigioniera e solitaria” con ai propri confini la Cina e un’Europa ostile. Eppure l’unico modo per garantire pace e sicurezza durature nel Vecchio Continente e nelle aree geografiche vicine – fra cui il Mediterraneo e il Medio Oriente – sembra proprio essere:  “la formula gollista di un’Europa che vada dall’Atlantico agli Urali”.  Scrive Sapelli in proposito: “solo un’Europa che integri in sé la Russia potrebbe svolgere il compito egemonico adatto per porre sotto tutela e sotto stabilizzazione – alternando interventi militari e gioco diplomatico e accordi commerciali – un’area destinata a essere centrale per la stessa sopravvivenza dell’Europa”.

Il declino dell’Europa è sempre più un declino di prestigio internazionale, che si aggiunge alla sua decrescita economica già in corso da alcuni anni ed al calo demografico delle nascite e l’invecchiamento delle sue popolazioni. La ricostruzione dell’Europa, passa quindi attraverso “la creazione rapida di politiche comuni di difesa e anche di un suo esercito, di politiché comuni e integrate sull’immigrazione, sull’abbandono della politica di austerity e sul rilancio di una economia basata su politiche energetiche alternative e su uno sviluppo innovativo dell’economia attraverso la rimessa in discussione di tutti gli accordi sino a ora stipulati” (Maastricht, Lisbona e quant’altro). strage_barcone_sicilia_pozzallo_30morti_645

E’ una ricostruzione urgente, sempre più urgente (si potrebbe dire che dopo l’uscita dell’Inghilterra è …questione di mesi e non già più di anni), proprio a fronte del disimpegno progressivo degli Stati Uniti dall’area transatlantica cui si contrappone il loro accresciuto ruolo egemonico nell’area transpacifica, col Trans Pacific Act: di fronte allo scenario che vedrà nel futuro prossimo lo spostamento del baricentro mondiale nel sud-est asiatico e nell’Oceania. Quindi l’unità politica dell’Europa diventa ora un imperativo categorico. E lo diventa anche nella prospettiva dei successivi decenni di prevedibile evoluzione dell’economia mondiale che, scrive anche Sapelli, potrebbe vedere “l’emergere dell’Africa Nera”: chi eserciterà con gli africani il controllo degli scambi economici su quelle terre …”dominerà il mondo”. Già oggi gli attori in campo in quel continente non siamo noi europei, ma vanno dalla Cina che già ha posizioni di vantaggionello scambio economico …all’islamismo radicale, con l’Europa assente e che vi potrà giocare un ruolo decisivo solo se saprà stabilizzare le proprie relazioni con la Russia proprio perché in passato… “il ruolo dell’Urss era decisivo per il mantenimento degli equilibri del Mediterraneo e dell’Africa tutta”. La solitudine odierna della Russia e la scelta europea dell’embargo a seguito di quello americano …incentiva invece solo le spinte aggressive in Africa di potenze regionali: con il rischio di inseguire il proliferare di un’infinità di guerre locali e di genocidi.

La globalizzazione economica, scrive ancora Sapelli in un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista Mondoperaio, “costruisce poteri senza legittimazione, legalità senza autorità”; l’unità europea, a sua volta, ha costruito poteri senza autorità: e ha prodotto una trasformazione senza precedenti della legittimità e della sovranità, provocando la separazione fra le istituzioni sociali (sindacati) e le istituzioni politiche, e fra gli elettori ed i loro rappresentanti politici, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti noi…

La crisi economica mondiale,  è stata affrontata dagli economisti “rinserratisi dentro le istituzioni internazionali” con rimedi che non favoriscono la crescita, che sul lato fiscale richiederebbe una consistente detassazione dei redditi da lavoro ed un aumento delle imposte sui beni di lusso e sugli investimenti speculativi, mentre sul lato della produzione occorrerebbe di tornare a “far ruotare il ciclo mondiale verso la manifattura anziché verso la finanza”.

fuori-tutti

Il punto cruciale del nuovo secolo è la fine del connubio tra crescita ed occupazione; la via tedesca è tale solo per il paese egemone nel continente, e non può essere estesa a tutti. La società contemporanea si caratterizza allora sempre più per l’insicurezza, a partire dal lavoro, sempre più autonomo e quello che resta del lavoro dipendente è sempre più precario, in un mondo che è ormai privo di centralità: “non solo è vero che la struttura centrale della società non è più il lavoro dipendente: è la struttura centrale che non esiste più” (Mondoperaio).

Emerge quindi una società del rischio e dell’insicurezza dominata da “quasi gruppi” che si riconoscono in rivendicazioni su temi specifici, le tasse, le pensioni e quant’altro. Dalla moneta unica non bisogna uscire, ma “una moneta unica senza Stato può condurre il malato verso l’agonia e non verso la guarigione”; occorre pertanto rinegoziare i trattati europei, attraverso “un patto diplomatico a geometria variabile tra Italia, Spagna e Francia”.

Non vi è più crescita convergente su scala mondiale, la sua rappresentazione è quella di un disegno a frattali, caratterizzato da “geometrie variabili, mobili, sovrapponibili rapidamente nel loro comporsi”. Lo sviluppo impetuoso dei paesi asiatici è in realtà, al loro interno, fortemente diseguale, i numeri aggregati nascondono le diversità economiche e sociali. La crescita a frattali è, infatti, profondamente diseguale e “si presenta con forti variabili anche all’interno delle stesse aree di crescita”.

Va dunque cambiato il modello di crescita, passando dall’idea della montagna più alta a quello della catena di montagne in cui “una vetta è certo più alta delle altre, ma non è più irraggiungibile”.

Il rischio maggiore è, invece, il ricorso dei vari paesi a misure di neo protezionismo (vedi uscita dell’Inghilterra dalla UE), che è esattamente ciò di cui non abbiamo bisogno per combattere la recessione economica…

E questi sono solo una parte dell’ingredienti che ci servono per comprendere  un poco …dove va il Mondo ai nostri giorni.  Speriamo non vada verso la sua… fine-del-mondo

E’ sempre tempo di Coaching!

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