PD: flette ancora. Zingaretti si faccia coraggio, serve una vera svolta socialista…

Sondaggi: in un mese il Pd perde il 5 per cento dei consensi. È allarme anche per le elezioni in Emilia Romagna. Infine il disastro dell’ex ILVA con l’abbandono da parte di Arcelor Mittal che peserà ulteriormente sulle sorti del governo Conte 2. Infatti, Luigi Di Maio non può più tornare indietro: in cerca dei voti perduti, il capo politico M5S è costretto a difendere la “rivolta” dei parlamentari 5stelle che ha portato alla cancellazione dello scudo penale per gli amministratori Ilva. E quindi, il ministro allo Sviluppo Stefano Patuanelli  assicura che l’immunità non tornerà. E Il Pd? Fa da sponda. Immobile, spettatore di una vicenda in cui non ha fatto altro che affidarsi alle parole dell’alleato. Ma in attesa dei prossimi sondaggi, esaminiamo nel dettaglio i dati di Antonio Noto pubblicati domenica scorsa sul Resto del Carlino. Come accennato, nell’ultimo mese il Pd ha perso circa 5 punti percentuali, il M5S, 3,5 punti e Leu un punto. Italia Viva ha ‘aggregato’ il 6% degli elettori. Il saldo per l’alleanza giallo-rossa di governo è negativo a meno 3,5%. Dopo l’apertura della crisi agostana, invece, la Lega è ritornata alle dimensioni del risultato delle scorse elezioni europee attestandosi a quota 33,2% delle preferenze, con un recupero del 3,2% di voti. Anche Fratelli d’Italia continua a crescere (+1,5%) arrivando al 9%. E Forza Italia, seppure lontana dagli allori degli scorsi anni, registra un aumento del 2%. E Zingaretti?  La lettera al Corriere della sera di qualche giorno fa è troppo poco: serve una rottura e riaffermare l’esistenza di una Sinistra, che ha una visione della società del tutto opposta a quella della destra. L’indagine demoscopica di Nando Pagnoncelli pubblicata sempre dal Corriere della Sera dice che la Lega ha ormai la somma dei voti di Pd e M5s messi assieme. Se questo è, o sarà, vero, la lettera che Nicola Zingaretti ha pubblicato il 31 ottobre sul quotidiano milanese per annunciare una riforma profonda del suo partito è solo l’ennesima buona intenzione. Quando si hanno la metà dei voti del principale partito avversario e non si sa se si può contare o meno su una alleanza vera coi 5stelle da contrapporre al probabile vincitore, è necessario pensare a qualcosa di molto più radicale. Un altro congresso “alla vecchia maniera” che si concluda solo con un restilyng dello statuto, per quanto profondo sia, con in più la rimessa in circolo di idee di sinistra, prese al mercato dell’usato, non basta certo a rimontare in una gara che si fa giorno dopo giorno sempre più disperata. La destra, malgrado ci sia chi continua a pensare che come sempre covi dentro di sé la propria autodistruzione, giorno dopo giorno istilla la sua idea di società nel vasto deluso elettorato italiano. È furiosa, è negativa travolge la storia nostrana, partendo da ignorare la propria. Si fa beffe dei sentimenti costitutivi della nostra repubblica, come l’antifascismo e l’antisemitismo. Racconta con i suoi giornali bugie sempre più eclatanti ma da sembrare ormai vere. Ha il vento in poppa perché ha un equipaggio determinato, e nei “porti” l’aspettano folle entusiaste, cui propone guerre su guerre così da tenere in allenamento solo i cattivi sentimenti. Ha come leader Salvini, un uomo che si spera prima o poi, farà l’impresa di autodistruggersi e di distruggere forse definitivamente la destra… magari l’estate prossima in costume da bagno da qualche spiaggia italiana. Ci era quasi riuscito l’agosto scorso, ma ora sembra essere di nuovo in “splendido spolvero”, è in testa in ogni sondaggio elettorale. Grazie soprattutto all’insipienza del governo giallorosso, che non ha un’anima e tira a campare per paura delle elezioni. E’ così! Dall’altra parte lo schieramento politico di governo che sorregge il Conte 2, si perde in una polemica quotidiana con quei quattro (loro si) “scappati di casa dei renziani” di Italia Viva. Che sono solo in attesa di “ingrassarsi”  con altri di loro che sono pronti ad imbucare la porta d’uscita dal Pd appena arriverà il ‘fischio’ di rigore di Matteo Renzi, arbitro incontrastato  di questa area composita che ci  dovrebbe governare. Mentre nel contempo strizza l’occhio agli scontenti di Forza Italia e anche di qualcuno dei 5stelle. Un partito quello di Renzi del trasformismo becero alla Scilipoti.  E il Pd? Subisce. Fermo all’idea di rafforzarsi coprendosi un po a sinistra …magari facendo rientrare quelli di LeU  e qualche altro “disperso”, cioè con uno spostamento ‘soffice’ un po’ più a sinistra (ci vorrà un microscopio perché i lavoratori se ne accorgano). Sarebbe necessaria una nuova Bolognina  “fatta bene”. In questo “fatta bene” non c’è la richiesta di comportarsi educatamente. Le rotture vanno fatte come rotture. Se sciogli un partito perché è arrivato al capolinea non puoi farlo con la vasellina, devi farlo con un certo impeto. Il guaio della Bolognina 1 non fu la mancanza d’impeto, ma la mancanza di sostanza e chiarezza su due punti fondamentali: Occhetto presentò la “cosa” nuova come un approdo felice di fronte a un popolo che aveva capito di aver ricevuto una sconfitta storica. Mentre c’era poco da gioire, erano lacrime quelle che spingevano a ritentare l’impresa di rifondare un partito della sinistra. L’altra mancanza è che conseguentemente non si capì se nasceva un partito liberal democratico, se ci si inseriva a pieno titolo nel solco della storia socialdemocratica europea, oppure se si volesse solo democratizzare un po’ il vecchio Pci. E il dramma è che non lo si è capito tuttora. Zingaretti non deve badare quindi ai modi con cui lui e il sempre raffinato Cuperlo faranno la svolta. Lascino perdere l’eleganza intellettuale di un pensiero che tenta di tenere ancora una volta dentro un po’ tutto quanto, con il rischio di continuare a sembrare ancora confusi. La svolta deve essere tale, deve essere un vero ‘strappo’. Deve persino essere cattiva, dicendo anche amare verità, mai dette prima d’ora. La principale faccenda ancora da chiarire è che aver sciolto il Pci non voleva dire anche sciogliere la Sinistra dentro quel calderone chiamato prima Ulivo e poi Pd. Un non detto in chiaro… risultato alla fine un errore capitale proprio per la Sinistra. E’ stato detto più volte che le fusioni fredde non sono mai riuscite. Non a caso Ulivo e Pd si sono autodefiniti solo in rapporto a una procedura di elezione del segretario generale, con le primarie e solo mettendo al primo posto le riforme istituzionali, mentre in tutto il mondo, e timidamente lo sta facendo capire oggi anche il ministro Gualtieri… mentre molto più chiaramente lo dicono economisti di spicco come Joseph Stiglitz, Jean-Paul Fitoussi e Thomas Piketty guardando al crescere delle diseguaglianze, che: “se non rimetti soldi nelle tasche dei lavoratori non vai da nessuna parte”. La svolta deve quindi apparire in se stessa semplice come fosse l’unica autocritica materiale senza perdere ulteriore tempo a dire di errori o di meriti. La svolta deve essere la “mossa del cavallo”, la cosa che stupisce, la notizia che arriva nel profondo della società e non solo nei circoli politici ristretti, sempre pronti solo a riciclarsi. E questa svolta, il cui contenuto è facilmente identificabile nel riaffermare l’esistenza di una Sinistra che ha chiara una visione della società del tutto opposta a quella della destra, a partire dagli strumenti per una distribuzione più equa della ricchezza… e una lotta alle diseguaglianze e alla povertà, con misure sociali non assistenziali. La svolta, deve avere anche un nome significativo, che rompa con le paure di questo ultimo ventennio e deve chiamarsi “socialista”. Poi si lascino parlare Feltri, Giordano e tutti gli altri “destri” che credono di aver ormai vinto alla lotteria… Una sola cosa appare chiara a destra: hanno un leader Salvini che fa mostra di attributi così talmente pieni di mostruose contaminazioni con il passato… che prima o poi creeranno una vera crisi di rigetto. Zingaretti non deve parlare solo ai lettori del Corriere. O meglio per carità, ci parli pure. Il ceto medio preoccupato d’impoverirsi è importante. Ma soprattutto deve andare in televisione, deve armare i social, deve scatenare i suoi sulle piazze e, prendendo spunto da una battaglia sociale e civile che non va solo sbandierata, ma attuata veramente, dica una volta per tutte che quel partito che ha fatto piangere senza alcuna passione e allontanato l’elettorato di sinistra di un mondo del lavoro dipendente che si è rifugiato nell’astensionismo, non riconoscendo più le proprie ragioni, nelle politiche attuate da un sinistra subalterna al neo-liberismo …non c’è più!! E che è iniziata una chiamata alle armi per una nuova Sinistra che combatte in nome e a difesa di regole democratiche e di valori di vita umanitari… ma soprattutto per un mondo del lavoro, che torni a contare sulla scena politica, oltre i cambiamenti che ci sono stati e che ancora ci saranno,  Il grande problema dell’Occidente oggi, è proprio lo sradicamento della sinistra dal suo popolo. E il punto è costruire una sinistra che riprenda una capacità di rappresentanza politica del lavoro. La Sinistra è stato il partito dei lavoratori e anche (seppur meno) dei poveri e per ricostruire un rapporto con il lavoro e gli ‘ultimi’, occorre una critica del capitalismo. Il movimento dei giovani sul clima lo è: è una specie di ’68, che nasce contro un modello di sviluppo capitalistico basato sul profitto che entra in urto con l’esigenza di conservazione del pianeta. Un nuovo Pd deve  fare  di tutto ciò la centralità della sua azione politica… per meno di ciò,  lasci stare, che è  tutto tempo perso…

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