Politica: pentimento?

Che strano… tra i risultati della tornata elettorale del 4 marzo, all’incertezza dei risultati per la nascita del prossimo Governo, parrebbe invece aggiungersi un risultato certo, l’emergere significativo in parte della “grande stampa” del pentimento per…
“Che errore grossolano, che abbaglio abbiamo preso, noi che in questi ultimi decenni abbiamo inneggiato alla modernità che ci avrebbe fatto più simili ai Paesi più avanzati. L’abbiamo chiamata liberazione, ed era solitudine di massa. Emancipazione dalle apparenze, dalle ideologie, dalle corporazioni, oppure con termine gergale più sofisticato, ‘disintermediazione’ annullamento dei mille corpi intermedi che fanno da cuscinetto tra lo Stato e l’individuo. Ma ora a emancipazione avvenuta nessuno appartiene più a niente. È solo, senza vincoli, senza luoghi in cui ritrovarsi, senza una comunità in cui vivere insieme agli altri…” “…Uno delle cose più stupide predicate in questi decenni è stato per esempio il disprezzo per i partiti. Mea culpa. I partito erano quello che erano, elefantiaci, costosi, mostri burocratici, arroganti, molto disinvolti con una certa intermediazione che conoscevano bene, quella con cui gonfiavano le risorse che consentivano apparati mastodontici. Ma le sezioni dei partiti erano cose serie. Ce n’erano in ogni quartiere, in ogni rione: tre, cinque, otto sezioni di partito, non molto distanti. Qualche volta volavano cazzotti, ma solo qualche volta. In quelle sezioni ci si riuniva, si andava la sera dopo il lavoro, si discuteva, ci si confrontava, si litigava, si giocava a carte e a biliardino. La sezione di partito era un corpo intermedio pieno di vita, un punto di riferimento, un luogo caro a cui appartenere. Oggi non ce n’è più neanche una (o forse qualcuna, vuota, riempita solo a ridosso di scadenze elettorali, non con militanti ma con subalterni malpagati che preparano i volantini). Non ci sono giornali di partito in cui riconoscersi all’edicola.” … … … “Se hai un problema con il lavoro, i sindacati, altro corpo intermedio potentissimo, sempre più burocratico e autoriferito oramai, non ti danno più una mano, per il semplice fatto che non esistono più, svaniti nei loro bunker. Le organizzazioni di mestiere sono state liquidate come arcaiche «corporazioni»: al loro posto, il nulla. Le banche popolari: erano un’istituzione sociale, fondata sulla fiducia che si deve alla banca dei padri, dei nonni, dei bisnonni, e adesso cosa sono diventate? E le cooperative, che hanno di diverso oramai da una gelida organizzazione industriale dove il sentimento di appartenenza è semplicemente sparito? E i consorzi, le reti che ti tenevano legati a un territorio, a un sapere condiviso, a un mestiere, a una competenza? Tutti svaniti, tutto disintermediato: la «folla solitaria». David Riesman, già negli anni Cinquanta, la chiamava «folla solitaria». Ecco, la «folla solitaria» è arrivata, trascinata dalla «disintermediazione». Si svuotano le parrocchie, anche. E i campetti dove i ragazzi giocavano a pallone: «alla viva il parroco» si diceva appunto. Come diceva Paolo Conte: «Neanche un prete per chiacchierar». … … … “Una folla solitaria nelle strade solitarie. C’è qualcosa di sbagliato nel modo con cui abbiamo concettualizzato l’ingresso nella tumultuosa post-modernità. La famiglia in cui sei un po’ meno solo? Una gabbia. Anche la Nazione dicono che sia un ferrovecchio e un altro luogo mentale dell’appartenenza viene meno, salvo sfogarsi quando la Nazionale vince i Mondiali. E allora scatta la ribellione cieca. E sopra ci si lamenta della rozzezza, come se ai sanculotti occorresse fare l’esame di eleganza”. Già il famoso “quarto potere” che indica proprio la capacità della stampa di orientare l’opinione pubblica. Tale dicitura è stata assunta poiché negli stati democratici vi sono tre poteri fondamentali: quello legislativo, nelle mani del Parlamento che promulga le leggi, quello esecutivo, proprio del Governo che applica le leggi e quello giudiziario, detenuto dalla magistratura che amministra la giustizia. Quello nelle mani della “stampa libera è più una forma di potere che un potere vero e proprio: ha la funzione di controllo sull’operato di politici, magistrati e sulle istituzioni democratiche. La stampa ha, quindi, modo di influenzare il giudizio dei lettori nonché cittadini. Sicuramente un ruolo importante nell’ “indirizzare” i cambiamenti politici e sociali. Pensiamoci prima… per non pentirsi poi!

E’ sempre tempo di Coaching!”

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*Corriere della Sera dello scorso  7 marzo… “Quella folla adesso è sola” di Pierluigi Battista

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