Congresso PD: Renzi accelera sul suo partito?

In un’ampia intervista al Foglio di qualche giorno fa, Renzi attacca il governo: “I populisti mandano l’Italia a gambe all’aria. E’ ora di un’alternativa…” sottolineando che l’Italia è diventata un rischio per gli italiani e l’Europa. Dice che: “c’è una  truffa politica ordita da Salvini e Di Maio”. Che l’opposizione manca. Critica Tria e Moavero, due  Ministri che dovevano garantire la tenuta e conomica e l’indirizzo della politica estera e che invece… E parla delle ragioni per essere comunque ottimisti di fronte alla politica della paura. L’economia che non va. La crescita che non c’è. La disoccupazione che aumenta. Le aste dei titoli di stato in sofferenza. Lo spread che continua ad essere altalenante attorno ai 300 punti. La credibilità del paese che non smette di scendere. Le istituzioni internazionali che mostrano ogni giorno segnali di sfiducia. La procedura di infrazione alle porte. E una domanda che inizia a rimbombare forte tra le casse altoparlanti della politica: “ma realisticamente quanto può durare questo governo?” Matteo Renzi, ex segretario del Pd, ex presidente del Consiglio,  Parla del governo che lui definisce di “cialtroni”, dell’economia che rischia di esplodere, della pericolosità della traiettoria politica di Salvini e Di Maio, del ruolo “inutile” svolto secondo lui dai così detti “ministri del buon senso”. E in un’ora di chiacchierata, il senatore del PD parla anche del ruolo dell’opposizione, del congresso del PD, del suo ottimismo, di una richiesta di Gentiloni e Delrio e degli elettori in cerca di alternative diverse anche dal PD. “Se ci pensiamo bene – dice Renzi – l’eccezionalità del percorso di Salvini e Di Maio è quella di essere riusciti a fare gravi danni al paese solo attraverso l’uso delle parole. Se avessero generato danni realizzando il loro programma, avremmo potuto contestarne l’efficacia delle loro riforme. Invece con loro non importa aspettare le leggi: come in quella vecchia pubblicità, con loro “basta la parola”. Pronunci i loro nomi: Salvini, Di Maio e zac! L’Italia subisce un danno sui mercati. Hanno messo in campo una strategia non troppo diversa da quella che permise anni fa al famoso stopper del Cagliari Niccolai di passare alla storia: il metodo dell’autogol. La questione è semplice: le affermazioni e le promesse di Salvini e Di Maio hanno reso l’Italia un paese meno affidabile, meno credibile, più a rischio, meno attrattivo per gli investimenti stranieri. Hanno messo in pericolo le nostre banche e hanno procurato all’Italia un danno che, quantificato solo sugli interessi in più che il nostro paese pagherà nel 2019 sui titoli di stato, già oggi vale sei miliardi di euro. E la ragione per cui sta succedendo tutto questo mi sembra piuttosto evidente: Salvini e Di Maio hanno scelto di aggredire tutte le riforme che negli ultimi anni hanno permesso all’Italia di diventare un paese più affidabile, più credibile, e lo hanno fatto prendendo di mira alcune riforme chiave che dal 2014 in poi hanno permesso al nostro paese di diventare nuovamente attrattivo. Parlo naturalmente della riforma del lavoro e parlo naturalmente della riforma delle banche popolari. Se l’Italia negli ultimi anni non è andata a gambe all’aria è stata per queste riforme. E se l’Italia riandrà nuovamente a gambe all’aria, cosa che purtroppo oggi non possiamo escludere, sarà perché Salvini e Di Maio hanno scelto di distruggere ciò che ha ridato credibilità al nostro paese”. Il senatore Matteo Renzi continua il suo ragionamento suggerendo ai propri compagni di partito di smetterla di cercare il meno peggio tra la Lega e il Movimento 5 stelle e invitando chiunque voglia fare opposizione a questo governo a non fare il gioco di Salvini e Di Maio, di metterli cioè uno contro l’altro, e di considerare il governo sfascista per quello che è una perfetta simmetria tra due populismi compatibili. “La debolezza strutturale di questo governo è legata non ai dissidi che esistono tra i due vicepremier ma alla sintonia che esiste quando parlano di Europa, di vaccini, di pensioni, di lavoro e quando fanno di tutto per aggredire il partito del Pil. Salvini, secondo una certa narrazione, avrebbe dovuto essere il portavoce dell’Italia produttiva, ma a me sembra che oggi la sua scommessa camaleontica sarà anche la ragione della sua futura condanna politica: la Lega ha scelto di giocare sullo stesso terreno del grillismo, ha scelto di puntare più sul partito dell’assistenzialismo che sul partito della produzione e l’elettorato sul quale Salvini riesce oggi a far presa è lo stesso di Di Maio. Pensiamoci bene: come si fa a produrre crescita o ricchezza o lavoro se i soldi si spendono per dare incentivi a “stare sul divano di casa” e per creare leggi come il reddito di cittadinanza che piuttosto che generare lavoro sono destinate ad alimentare il lavoro in nero? Alle ultime elezioni il centrodestra di Salvini ha ricevuto un discreto numero di voti per abbassare le tasse ma una volta arrivato al governo ha dimenticato tutte le sue proposte. A me non interessa capire se Salvini ha cambiato idea sulla Isoardi, mi interessa capire se ha cambiato idea sulla Fornero: le questioni private sono private, la scelta sulla pensioni riguarda tutti. Aveva promesso la flat tax al 15 per cento ma al posto della flat tax ha fatto la fat tax, la tassa sugli zuccheri, e l’unica flat tax che ha fatto è quella sugli evasori. E, a proposito di flat tax, sugli evasori ha ragione Enrico Zanetti quando nota che la rinuncia ufficializzata lunedì dal governo di introdurre la rottamazione di sanzioni e interessi sugli avvisi bonari certifica che non esiste pace fiscale per chi ha dichiarato fedelmente all’Erario e poi non ha pagato mentre c’è pace fiscale per chi non ha dichiarato all’Erario ed è stato beccato dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle entrate. In pratica: hai diritto alla pace fiscale solo se sei stato un evasore puro. Mi stupisco però che qualcuno si possa stupire: dal governo dei condoni, con tutto il rispetto, era difficile aspettarsi dell’altro”. A questo punto del ragionamento Matteo Renzi arriva a toccare un tema importante che riguarda la difficoltà con cui le opposizioni presenti oggi in Italia stanno creando un’alternativa al governo dello sfascio. L’ex segretario del PD affronta il ragionamento parlando della piazza Sì Tav di Torino: “E’ difficile dire oggi quale partito riuscirà a intercettare le piazze che hanno manifestato, e che spero continuino a manifestare, contro i colori del governo. Sarà difficile che quelle piazze, quel popolo del Sì, siano rappresentate dalla politica tradizionale, ma la forza di quelle piazze oggi mi sembra interessante per un’altra ragione: stanno costringendo il governo a dare delle risposte su alcuni temi strategici per il futuro dell’Italia – Tav, Terzo Valico, Gronda, Alta Velocità – e stanno aiutando a dimostrare che quando si è al governo la forza dei fatti è più forte della retorica della fuffa. Quelle piazze sono una sberla non tanto alla decrescita di Di Maio, quanto alla promessa farlocca di Salvini di rappresentare l’Italia dello sviluppo economico”. Eppure,  Renzi, dovrebbe notare come  i sondaggi non dicono quello che l’ex segretario sostiene: l’Italia è bloccata, sì, ma il consenso della Lega non smette di crescere. Certo è opportuno che tutti i sondaggi vadano presi con le molle perché non c’è sondaggio che sia in grado di quantificare quante sono le persone che andranno a votare al prossimo giro. Forse vale pensare che il vero tema delle prossime elezioni, non solo quelle europee, sarà riuscire a motivare quel trentacinque per cento di elettori che oggi non risponde alla chiamata alle urne. Non lo fanno perché non si sentono rappresentati da chi sta al governo ma non lo fanno anche perché non si sentono rappresentati soprattutto da chi dovrebbe stare all’opposizione. E la partita del futuro, per chi vuole costruire un’alternativa a chi sta portando l’Italia verso un precipizio, nasce anche da qui. Ma sappiamo che Renzi non è capace di alcuna autocritica… anzi la colpa va sempre ad altri… fin agli elettori che votano male. lo scorso ottobre, alla Leopolda, pensando probabilmente a quel 35% di elettorato, Matteo Renzi ha scelto di lanciare una serie di comitati civici da posizionare a fianco del Partito Democratico e nelle ultime settimane in molti si sono chiesti se i comitati siano o no il seme di un nuovo soggetto politico? Sulla sua pagina Facebook, da qualche tempo a questa parte, Renzi ha messo alcuni like ai commenti di alcuni utenti che gli chiedevano di dar vita a un nuovo movimento politico e la domanda per l’ex segretario è dunque evidente: ma Renzi sta pensando di uscire dal Pd? Renzi non conferma e non smentisce, prova a dire:  “Se permettete proviamo ad uscire dai retroscena, il punto sembra più semplice. I comitati che stanno nascendo si rivolgono a chi ha voglia di agire, di reagire, di fare qualcosa per far sentire la sua voce contro un governo pericoloso per l’Italia. Esiste nel nostro paese una fisiologica esigenza di mobilitazione ma il compito di chi fa opposizione non può essere quello di mobilitare la rabbia: deve trovare una chiave per generare idee, per creare un vaccino contro lo sfascio”. Sì, va beh parole ancora una volta criptiche. Ma Renzi alla fine cosa vuole fare? “Poco dopo la sconfitta del 4 marzo, tutti – in primis Paolo Gentiloni e Graziano Delrio – mi hanno chiesto di fare un passo di lato e di restare fuori dalle dinamiche del PD al prossimo congresso. Come se ciò che era accaduto fosse dipeso solo da me. Del resto se la sinistra perde dal Brasile alla Baviera, se i socialisti francesi e olandesi stanno al 5 per cento, notoriamente, è anche lì per colpa del mio carattere?! Mi colpisce la mancanza di serenità nel giudizio da parte di chi dopo aver avuto tutto grazie al nostro (mio) coraggio, ora mi pugnala alle spalle. Ma lo stile è come il coraggio di don Abbondio: chi non ce l’ha non può darselo. Da parte mia vivo con grande serenità questa richiesta: mi chiedono tutti di star fuori, starò fuori. Adesso non hanno alibi: facciano un bel congresso. Io intanto giro il mondo, leggo libri, studio. E faccio il senatore di Firenze”. Questo significa che Renzi non farà campagna per Minniti? “Chi conosce Marco Minniti sa che difficilmente si può considerare espressione di una qualche corrente: è più credibile considerarlo un “capellone” che non un uomo di corrente… Renzi  prosegue: “Se mi guardo avanti è scritto che prima o poi torneremo. E’ scritto che chi ha creato più posti di lavoro, chi ha riportato su la crescita dell’Italia, chi ha abbassato le tasse e chi ha fatto tornare il nostro paese affidabile prima o poi tornerà. Non so quando e non so come, ma prima o poi succederà, la ruota girerà e la storia dimostrerà che occasione ha perso la vecchia ditta del PD che invece di fare la guerra ai populisti ha fatto la guerra a chi ha provato a cambiare l’Italia (si riferisce chiaramente a se stesso, senza alcun dubbio)… Del resto per loro era più importante riprendersi la ditta che salvare l’Italia. E pur di riprendersi la ditta hanno fatto la guerra al Matteo sbagliato. Prima o poi torneremo. Il problema però non è quando ma cosa troveremo quel giorno: che Italia avranno lasciato i populismi irresponsabili”… Capperi il solito soliloquio! Ma ha un ego gigantesco e straripante. “E guardi, se non fosse che di mezzo oggi c’è l’economia potremmo dire che un giorno potremo ringraziare Di Maio e Salvini per quello che stanno facendo”. In che senso? “Voi giornalisti, con malizia, l’avete chiamata la strategia del pop-corn. Io provo a metterla in maniera diversa: in soli sei mesi i populisti al governo hanno dimostrato che la politica delle fake news non funziona perché è incompatibile con la realtà – e anche gli elettori del Movimento 5 stelle se ne stanno rendendo conto, avete visto Di Maio che nella sua Pomigliano è stato costretto a uscire da una porta secondaria di una scuola che stava visitando? – e prima o poi qualcuno dovrà ringraziare il sottoscritto per non aver reso possibile un accordo con il cialtronismo grillino. Dopo di che, sì, se la Lega e i 5 stelle  volessero  andare alle elezioni il PD dovrebbe accettare la sfida e dovrebbe provare a battere i populisti nelle urne, ma ho come l’impressione che questa mia idea sia minoritaria non solo nel partito democratico ma ormai anche all’interno dei suoi gruppi parlamentari”. Ma allora questo vuol dire che si rende conto che il Renzismo è finito?!  Che il 4 marzo ha perso irrimediabilmente?! “Certo che la cialtronaggine non paga. Il tempo è galantuomo e sta mostrando i primi segnali. Grazie a questo governo, poi, sarà chiaro che per governare serve studiare. Che bisogna essere preparati. Che non si può promettere ciò che non è realizzabile”.  Ma da tutto ciò pensare ancora che in futuro vicino… sarà ancora lui ad essere chiamato ‘vox populi’ a salvare il Paese, forse è veramente eccessivo e ha a che fare più che con l’analisi politica con qualche patologia  con qualche disturbo della personalità!? “Sicuramente Le prossime Europee saranno uno spartiacque perché dimostreranno che il boom sovranista in Europa è una fake news, perché dimostreranno che il populismo nazionalista è un pericolo per l’interesse nazionale e perché dimostreranno che l’Europa ha gli anticorpi per respingere chi la vuole distruggere. Ma non c’è dubbio che l’Europa va di molto cambiata, anche se va impedito che sia distrutta… ma va profondamente riformata, con il sostegno di soggetti politici alternativi al populismo…” Ma è veramente difficile pensare che a guidare tutto ciò nel nostro paese debba e possa essere ancora Renzi!!! E che lo stesso sia  in un qualche modo ancora il protagonista politico dell’indirizzo del PD. Tant’è che Secondo Maria Teresa Meli, articolista di prestigio del corriere della sera, ormai si parla sempre più chiaramente della possibilità che un nuovo «Movimento Renziano» debutti già alle elezioni europee. E all’operazione sembrerebbero interessati anche un nutrito drappello di irriducibili moderati di Forza Italia, che non sarebbero affatto d’accordo con il rientro di Salvini e con una sua ormai definitiva leadership di tutto il Centrodestra, che verrebbe sempre più spostato sulla “destra-destra” dello schieramento politico italiano. Soprattutto se anche una parte dei M5s (la destra), si accodasse a Salvini, rimpolpando di molto i voti della Lega rispetto a quelli del marzo scorso. Alla fine, sempre più probabile di questo “anomalo” governo gialloverde. Già la sera dello scorso Martedì, alla Camera. Un gruppo di peones, renziani di ferro, si interrogava sul proprio futuro: «Lotti e Guerini non ci hanno detto ancora nulla. Siamo in attesa di indicazioni certe e precise,  non sappiamo ancora quando e come dobbiamo muoverci per sostenere la campagna di Minniti». Tanta incertezza è anche il frutto della «latitanza» del leader. «Sono mesi che sta di fatto fuori dalle cose del Partito democratico e non ci mette bocca», e così farà fino alla fine del congresso, fa sapere Renzi ai suoi. Ma al Senato, dove i parlamentari hanno ormai una maggiore frequentazione con l’ex segretario, rimbalzano diverse indiscrezioni. Si racconta che alcuni esponenti di Forza Italia (per lo più senatori, ma anche qualche deputato) abbiano già detto a Renzi della loro disponibilità e interesse nell’eventualità che si crei un nuovo movimento centrista. Certo sarebbe un vero peccato che: «Se si fa una cosa nuova si faccia con pezzi di vecchia classe dirigente». Comunque l’altro giorno l’ex segretario ha avuto un lungo colloquio con Paolo Romani, ex capogruppo di F.I. Saputo dell’incontro, tra Romani e l’ex segretario democratico, Berlusconi fa sapere di non averlo gradito. E il vicepresidente di F.I. Tajani precisa: da Paolo solo un’iniziativa personale. E Renzi butta lì un: mica lascio il PD e faccio una roba con loro! Sarà, ma l’incontro c’è stato e i retroscena possibili a riguardo si sprecano, e non solo da oggi.  Lo stesso Romani conferma: “Io e Renzi abbiamo parlato di un nuovo progetto politico”. E continua: ”È cambiato tutto: i cicli sono veloci e bisogna tenersi pronti. C’è un nuovo mercato della politica”. La definizione è del senatore Paolo Romani, dopo il confermato colloquio con Matteo Renzi. L’Oggetto dichiarato, e’ una disquisizione sulle evoluzioni dello scenario presente e futuro. Il Sospetto generale? Un sondaggio reciproco sulla possibilità di un soggetto centrista, che metta insieme il Pd renziano e pezzi di Forza Italia. Probabilmente in realtà ancora non è stato deciso niente di definitivo, ma negli ultimi giorni l’ipotesi di un nuovo soggetto politico (che a parole sarebbe alleato e non antagonista del Pd) sembra aver avuto un’accelerazione. La stessa recente dichiarazione dell’ex Premier, sull’opportunità che la sinistra dovrebbe chiedere scusa a Berlusconi, in quanto rispetto a questi gialloverdi, il Cavaliere è una “mammola” o meglio un “pischello” (un’altra dichiarazione non certo amica per la sinistra PD… e ha pensarci bene un’altra …cosa da matti), può essere letta come un “liberi tutti” andiamo velocemente oltre il PD utilizziamo i Comitati Civici per far nascere una nuova forza politica di centro centro con chi ci sta. Si parla infatti della possibilità che questo come accennato «movimento» debutti già alle elezioni europee. Del resto l’ultimo sondaggio, della Emg, dà a un eventuale partito di Renzi ben il 12 per cento. E, sempre secondo quella rilevazione, ben il 47 per cento degli elettori dell’attuale PD (quello del 18%) lo voterebbe. Francamente tutto ciò appare alquanto paradossale, se il renzismo aggregasse ancora un 47% dell’elettorato che ha votato PD lo scorso 4 marzo, il Congresso sarebbe vinto ancor facilmente da Renzi e senza alcuna interposta candidatura (Minniti o altri più renziani Doc come la Bellanova). Vista altresì, l’ampia frantumazione correntizia del gruppo dirigente e il gran numero di candidati scesi in campo per contendersi la segreteria, ben sette. E’ invece,  proprio il venir meno della certezza di controllare l’attuale PD nonché gli stessi gruppi parlamentari, visti i riposizionamenti di dirigenti importanti che prima stavano nella maggioranza renziana, a rendere sempre più credibile l’uscita di Renzi e dei suoi restanti sodali dal PD, con tutta probabilità subito dopo il congresso se Minniti non vincesse. Gentiloni, Delrio,  Serracchiani, Franceschini, Orsini, sono ormai usciti dalla maggioranza di Renzi e hanno deciso di appoggiare gli altri candidati alla segreteria, Zingaretti o Martina, che si è incaricato subito di rispondere a Renzi: “Io non ci penso per nulla a chiedere scusa a Berlusconi!” Questo drappello di ex renziani o di diversamente renziani, se preferite, non sosterranno di certo Minniti che al di là dei tentativi di non apparire tale… è stato sollecitato a candidarsi da molti sindaci di area renziana e pertanto viene letto (al di la della sua capacità di autonomia politica, come un candidato “amico” da gran parte dell’area renziana).  In molti nel PD ormai sono convinti che prima o poi lo «strappo» avverrà. L’altro giorno proprio Gentiloni interpellato a riguardo spiegava che: «Io scommetto ancora sul Pd mentre so che c’è chi se ne vuole andare». E, Sandro Gozi, che insieme a Scalfarotto, sta curando per l’ex segretario i Comitati Civici «Ritorno al futuro», non ha dubbi su quello che occorre fare e lo ripete ogni volta che può: “il Pd è ormai un contenitore superato. Bisogna andare oltre e creare qualcosa di nuovo. E bisognerà rivolgersi anche a quei moderati che si troveranno sempre più spaesati in un Partito popolare europeo, egemonizzato dalle destre estreme”…

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