EMOZIONI, SENTIMENTI E STATI D’ANIMO: QUALI DIFFERENZE?

Emozioni, sentimenti e stati d’animo: parole usate comunemente come sinonimi ma che, dal punto di vista psicologico, richiamano aspetti diversi delle tonalità affettive con cui ci approcciamo al mondo.

“Ognuno sa che cosa sia un’emozione finché

non gli viene chiesto di darne una definizione”

(Fehr, Russell, 1984)

Emozioni, sentimenti e stati d’animo sembrano termini intercambiabili e comunemente vengono spesso utilizzati come sinonimi, eppure così non è. Abbiamo a che fare con la nostra vita emotiva quotidianamente, eppure non è sempre facile fare chiarezza e individuarne le diverse componenti. Vediamo meglio di cosa si tratta. Differenze fra emozioni sentimenti e stati d’animo. Che differenze ci sono, dunque, tra emozioni, sentimenti e stati d’animo? Andiamo con ordine. Partiamo dalle emozioni, queste possono essere definite come reazioni affettive intense, con insorgenza acuta e di breve durata determinate da uno stimolo interno o esterno, piacevole o spiacevole, la cui comparsa provoca modificazioni a livello somatico, psichico, vegetativo. Le emozioni non sono tutte uguali, generalmente si distinguono alcune emozioni primarie di base – come paura, rabbia, disgusto gioia e tristezza – e alcune emozioni secondarie. Le emozioni primarie rappresentano reazioni innate con le quali reagiamo agli stimoli e sono presenti fin dalla nascita. Le emozioni secondarie rappresentano invece reazioni più complesse che compaiono in momenti successivi dello sviluppo psicologico. Michael Lewis ad esempio definisce le emozioni secondarie – come vergogna, orgoglio e senso di colpa – come emozioni di autoconsapevolezza in quanto compaiono nel bambino dopo i 18 mesi di età, dopo, cioè, che egli ha iniziato a sviluppare una prima consapevolezza di sé e, di conseguenza, delle aspettative normative del mondo esterno (Il Sé a nudo: alle origini della vergogna, Giunti, 1995). L’emozione dunque rappresenta una risposta momentanea che determina uno stato di attivazione complesso e che porta ad agire i maniera piuttosto immediata in risposta allo stimolo che l’ha provocata. Come gestire le emozioni e cos’è l’autocontrollo… Che cosa sono i sentimenti? E i sentimenti? Non sono forse emozioni anche loro? O sarebbe meglio considerarli analoghi agli stati d’animo? Le differenze, anche in questo caso, non sono irrilevanti anche se forse non così intuitive. Si fa generalmente riferimento ai sentimenti, in psicologia, per alludere alla capacità della persona di essere consapevole dell’emozione che sta provando. Michael Lewis in tal senso pone l’accento sull’implicazione dell’attività cognitiva: un’emozione è una reazione psicofisiologica immediata e indipendente dal pensiero; provare un sentimento significa invece avere consapevolezza di un determinato stato affettivo, ovvero esercitare un pensiero finalizzato alla presa di coscienza e alla significazione di tale stato. Tutta la vostra attenzione è concentrata sugli stimoli esterni: c’è l’urgenza di mettersi in salvo da un pericolo. Vi sentirete agitati, avvertirete un tremore alle mani, il cuore che batte veloce e il respiro affannoso e vi renderete conto di avere paura, molta paura. Quella della paura è un’emozione primaria e, nel momento del pericolo ha determinato la vostra risposta sul pericolo imminente. Tuttavia il sentimento di paura non poteva essere avvertito come tale sul momento, ma viene percepito solo dopo lo scampato pericolo quando potete distogliere l’attenzione dall’esterno e concentrarvi su voi stessi.  E gli stati d’animo? Anche in questo caso è utile differenziarli da emozioni e sentimenti. Per stati d’animo in psicologia si fa riferimento a dei tratti emotivi pressoché stabili e ricorrenti frutto del nostro temperamento e delle nostre caratteristiche di personalità. Gli stati d’animo non sono delle reazioni puntuali e degli stimoli definiti, come le emozioni, ma delle tonalità affettive di base che contraddistinguono l’umore di fondo con cui quella persona tende ad approcciarsi al mondo. Gli stati d’animo sono molto più sfumati delle emozioni e infatti comportano una modesta attivazione psicofisica. Inoltre non si riferiscono ad un episodio e stimolo specifico, ma rappresentano, appunto, delle disposizioni affettive prive di una specifica motivazione all’azione (Anolli, Le emozioni, Unicopli, 2002). Vi ricordate Inside Out? Anche se in termini piuttosto semplici, il film di animazione della Pixar alludeva a qualcosa del genere assegnando il “timone” della vita emozionale prevalentemente ad una o all’atra emozione a seconda dei diversi personaggi: per Riley, la piccola protagonista, era la gioia; per la madre era la tristezza e per il padre era la rabbia. 

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