L’Ascolto e la sua importanza nelle relazioni…

L’ascolto costituisce uno degli aspetti fondamentali della dimensione relazionale.

Saper ascoltare vuol dire non solo capire quello che l’interlocutore comunica direttamente, ma anche saper cogliere il possibile disagio e i bisogni che non vengono espressi direttamente.

La disponibilità all’ascolto è l’elemento principale che rende possibile un vero incontro interpersonale.

L’ascoltare è un’azione emotiva ed intellettuale, in quanto implica la capacità di comprendere pienamente quello che la persona vuole dire con le parole e con il corpo. La capacità di ascoltare attentamente l’altro permette la costruzione di legami significativi, l’aumento dell’autostima e della fiducia in se stessi. Si tratta di un’abilità sociale che favorisce la creazione di un clima di rispetto, di fiducia e di comprensione tra gli individui. Se la persona non ha nessuno con cui parlare, i pensieri possono cominciare a diventare sempre più grandi ed invasivi, portando il soggetto a sentirsi solo ed incompreso. Per molti è utile avere un diario su cui annotare i propri pensieri, ma ancora più importante è l’avere delle persone con cui condividerli. Pensare che l’ascolto sia qualcosa di passivo è erroneo. Nel vero ascolto è, infatti, richiesta la presenza attenta di sé stessi alle parole dell’altro e, per questo, è un processo attivo. Ascoltare l’altro profondamente è molto faticoso, soprattutto se vi è un forte coinvolgimento emotivo. Possiamo distinguere tra tre modalità differenti d’ascolto:  ascolto finto: in cui chi ascolta è facilmente distraibile e tende a porsi passivamente e a vivere la comunicazione come sola possibilità di parlare;  ascolto logico: in cui l’ascoltatore si concentra solamente sul significato logico della comunicazione;  ascolto attivo empatico: in cui chi ascolta prova a mettersi nei panni dell’altro e cerca di condividere le sensazioni manifestate dall’interlocutore.

Secondo Thomas Gordon (noto psicologo di scuola umanistica) lo stesso della “comunicazione efficace” trattata in un altro recente post su questo Blog, quattro sono gli elementi fondamentali per un buon ascolto:

1) ascolto passivo: relativo al momento in cui la persona ha la possibilità di esporre i propri problemi e l’ascoltatore attento, senza interromperlo, comprende il messaggio comunicatogli;

2) messaggi d’accoglimento: che comprendono i messaggi verbali e non verbali, che comunicano l’atteggiamento d’ascolto;

3) inviti calorosi: che incoraggiano la persona a continuare a parlare senza che vi sia alcun giudizio o valutazione rispetto a ciò che sta dicendo;

4) ascolto attivo: inteso come la capacità da parte di chi ascolta di riflettere il messaggio dell’altro esprimendolo con parole differenti. Tale ascolto non rimanda solo i contenuti verbali, ma anche i sentimenti e i contenuti emotivi espressi e percepiti da chi ascolta.

Sempre secondo Gordon è importante evitare di fornire soluzioni personali ad un individuo che sta parlando di un suo problema. Al contrario, è necessario lasciare che sia la persona in difficoltà a trovare da sola una soluzione, partendo dai suoi vissuti e dalle sue esperienze. Vi è una differenza sostanziale tra sentire ed ascoltare. Si può sentire con gli organi di senso, ma non profondamente, ossia mantenendo la propria interiorità estranea a quello che l’interlocutore sta dicendo. Nell’ascolto, invece, vi è un movimento verso l’interlocutore e un coinvolgimento della propria interiorità… si sente anche con il cuore.  

Vediamo come l’ascolto sia importante nell’ambito delle nostre quotidiane relazioni.

Esempio: L’ascolto è fondamentale nell’educazione dei figli. I genitori tendono ad oscillare tra una modalità educativa di “potere”, in cui sono loro i vincenti, e una più” indulgente”, in cui sono i figli a vincere. L’imposizione autoritaria porta il giovane ad assumere in maniera forzata dei comportamenti prescritti e, come reazione, il ragazzo potrà sviluppare atteggiamenti di ribellione o un comportamento timoroso, sottomesso e nervoso che potrà compromettere il suo corretto sviluppo delle competenze sociali adulte. Genitori troppo permissivi, invece, ritardano la crescita e l’assunzione di responsabilità del figlio che tende a divenire egoista ed egocentrico.

L’instaurarsi di un sano rapporto genitore-figlio dipende, invece, dalla capacità del genitore di abbandonare la dimensione valutativa e direttiva, prediligendo lo stabilirsi di un contatto basato su una comunicazione efficace e “accettante”, fondata sul rispetto, la comprensione e il calore che permettono alla relazione di crescere. Un figlio che si sente libero di esprimersi riesce a parlare di sé, dei suoi errori ed è disposto a comprenderne le cause e, in taluni casi, è in grado di trovare anche una soluzione. Nelle situazioni di conflitto con il figlio, il genitore deve cercare di evitare di arroccarsi sulle sue posizioni, ma, attraverso l’ascolto attivo, può permettere la creazione di uno spazio di condivisione in cui possano emergere soluzioni nuove e creative nate da un’esperienza di confronto e di cooperazione.  La “competenza comunicativa”, è alla base di ogni relazione, comprende lo scambio verbale e anche la comunicazione non verbale, nonché il silenzio e l’ascolto. Tale competenza si basa su tre specifiche abilità: quella di ricezione, ossia la capacità di cogliere ed interpretare correttamente i segnali dell’interlocutore (verbali e non verbali); quella di inviare i messaggi, ossia la capacità di agire in modo appropriato nei confronti dell’altro; quella intra-individuale, ossia la capacità di essere consapevoli dei propri atteggiamenti comunicativi… All’interno del colloquio comunicativo… l’ascolto costituisce l’elemento fondamentale in quanto permette di comunicare la propria disponibilità all’accoglienza, così da ridurre l’ansia e da aumentare la fiducia dell’interlocutore nei confronti nostri confronti. Nel Coaching l’ascolto attivo è essenziale alla relazione, infatti il compito del Coach non è quello di “risolvere magicamente” lui stesso la problematica del Coachee, ma di aiutarlo a divenire consapevole del problema, così da trovare dentro di sé le risorse e gli strumenti per affrontarlo e risolverlo…

E’ sempre tempo di Coaching!”

se hai domande o riflessioni da fare, ti invito a lasciare un commento a questo post: sarò felice di risponderti oppure: prendi appuntamento per una sessione di coaching gratuita

N.B.
In Italia oggi esistono corsi di formazione della Gordon Training International (G.T.I.), una società con finalità educative fondata a suo tempo dal Dr. Thomas Gordon, già allievo di Carl Rogers, ed ha sede a Solana Beach (California). Essa è impegnata ancora oggi, dopo la scomparsa del suo fondatore una decina di anni fa, nella progettazione e diffusione di programmi di formazione volti ad accrescere l’efficacia personale e migliorare le relazioni interpersonali. Oggi, grazie ai numerosi istruttori che diffondono questi programmi in oltre 25 nazioni, la G.T.I è probabilmente l’organizzazione più vasta nel campo dell’educazione alla relazione. In Italia i programmi della Gordon Training International sono realizzati dall’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (I.A.C.P.), unico istituto autorizzato. I corsi sul metodo Gordon sono dei corsi brevi e qui da noi, sono attivi i corsi: Genitori Efficaci (P.E.T.), Insegnanti Efficaci (T.E.T.), Giovani Efficaci (Y.E.T.), Leader Efficaci (L.E.T.) e Persone Efficaci. Nel loro insieme questi corsi costituiscono una valida e coerente proposta di apprendimento nel campo delle competenze relazionali basilari applicabili in ambito lavorativo, scolastico e formativo in generale.
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