Le emozioni che si provano in momenti di crisi e di cambiamento…

Ho lavorato in questi ultimi anni come Coach con decine e decine di persone di differente età, ruolo o status, in fase di cambiamento lavorativo. Nella maggior parte dei casi, il primo aspetto che viene affrontato insieme afferisce proprio al mondo delle emozioni, perché sono queste a colorare sempre l’esperienza che viviamo, ad influenzare il benessere generale, le scelte e le azioni che si fanno.

Delle emozioni in generale ne ho parlato in più di un post su questo Blog. Oggi, lo voglio fare in modo più mirato e significativo per quel che riguardano i cambiamenti nel mondo del lavoro. Quando si provano emozioni poco piacevoli si tende ad esserne travolti e sballottati, oppure ad ignorarle (per quanto possibile) cercando forzatamente di razionalizzarle o distraendosi il più possibile. Se entrambe le strategie possono funzionare quando le emozioni sono poco durature o poco intense, il discorso cambia quando si affrontano situazioni importanti e impegnative come la perdita del lavoro o la scelta di cambiarlo. Chiaramente, le emozioni che ciascuno prova sono soggettive nelle sfumature, nell’intensità e nella velocità del passaggio tra uno stavo emotivo e l’altro. Ma, ad ogni modo è possibile individuare un percorso formato da “tappe emotive” che molti attraversano prima di arrivare ad una “soluzione” o comunque ad una decisione positiva per sé. Ho pertanto delineato per quel che riguarda il lavoro, quelle che a mio avviso sono le fasi principali che si attraversano in momenti così delicati, con la convinzione che essere consapevoli di ciò che si sta provando e della funzione che ogni fase assolve, possa aiutare a comprendersi di più, ad accettarsi ed anche a rendere più costruttivo il cammino che si percorre, nonostante tutto. Qui di seguito troverete descritta la sequenza delle emozioni (e dei relativi pensieri e comportamenti connessi), che le persone sperimentano solitamente quando perdono il posto di lavoro o quando sono nella condizione critica di scegliere se lasciare la loro attuale occupazione per andare alla ricerca di un’altra (più o meno definita nella loro mente). Immagino che ciascuno di voi avrà il suo vissuto differente ma credo anche che potrrete immedesimarsi in molti passaggi… Cosa succede nella mente quando perdi il lavoro? Sorpresa e shock. Forse te lo aspettavi o forse no, ma comunque la notizia ufficiale del tuo licenziamento ha l’effetto di stordimento di uno schiaffo. All’inizio non ti rendi conto di cosa sia successo, non ti sembra che sia vero! Anche se quel lavoro ormai ti stava stretto, anche se non sopportavi più i colleghi e magari avevi già immaginato di andare via, un giorno o l’altro, il fatto di subire una situazione del genere in tutta la sua concretezza e crudezza ti sconvolge. Lo shock è chiaramente ancora maggiore se invece in quel lavoro ci stavi bene, se lo sentivi parte della tua vita e sai che da domani non lo sarà più! Rabbia. Man mano che realizzi quanto sta accadendo, monta la tua rabbia verso chi ha causato una situazione del genere oppure non ha fatto nulla per risolvere la situazione. Te la prendi con il capo, con i vertici, con il sistema che ha generato tutto questo. Ti senti privato di un tuo diritto senza essere neanche essere chiamato in causa e senza aver potuto intervenire. Se hai la possibilità di esprimerti e di protestare, l’emozione ha modo di sfogarsi ma al contempo potrebbe intensificarsi. Altrimenti la rabbia continua a ribollire dentro di te, con il rischio di implodere, oppure (dopo qualche tempo in genere) si può canalizzare verso l’azione, dandoti l’energia che ti serve per smuoverti. Frustrazione. Se dalle tue proteste e dalle tue azioni (distruttive o costruttive che siano) non arrivano gli effetti sperati, ti senti frustrato. Ti chiedi se vale la pena fare tanta fatica per niente ed hai la tentazione di mollare tutto e lasciar perdere. Ma se non cedi a questo pensiero ne subentra un altro… Capisci che se vuoi cambiare i risultati che ottieni devi cambiare quello che fai e come lo fai. Trovare soluzioni alternative non è affatto semplice e non è detto che funzionino al primo tentativo, anzi, spesso bisogna cadere e rialzarsi più volte e la tua frustrazione viene messa a dura prova: è un allenamento intensivo! Paura. Altra emozione forte che può seguire (a volte anche precedere o sostituire la rabbia) è la paura, in tutte le sue sfumature, dalla preoccupazione al panico. E’ crollato un pilastro della tua vita (magari anche marcio o instabile, ma pur sempre qualcosa a cui ti aggrappavi) e adesso ti senti perso nel vuoto. Non sai letteralmente dove sbattere la testa e quando troverai un nuovo lavoro. Temi di non riuscire a farcela e inizi a immaginare potenziali scenari negativi… La paura ti protegge da potenziali rischi e ti rende più attento e prudente, ma al contempo mette come un freno alla tua mente e alla tua ricerca di soluzioni. Tristezza. In questo difficile percorso emotivo puoi provare momenti di abbattimento quando pensi a ciò che hai perso, alle aspettative svanite e agli errori commessi. Questa sensazione può scivolare anche in uno stato di depressione, di perdita di energia e di voglia di fare, oppure verso la malinconia. Quest’ultima ti porta a riflettere su te stesso, su ciò che è “passato” e ciò che è ancora “presente”, ti ricorda gli eventi più significativi della tua vita, lavorativa e non, quello che sei riuscito a superare, ed anche quelli che sono i veri valori, ciò che conta davvero nella tua vita. Giustizia. Tornare in contatto con te stesso ti ha fatto ritrovare il tuo centro… Hai voglia di riprendere in mano la tua vita, di riaffermarti, di trovare il tuo posto nel mondo! Forte del percorso fatto fino a questo punto, ti rimetti alla ricerca di un nuovo lavoro ma lo fai in modo diverso da prima: sei più convinto di chi sei e di cosa vuoi, le tue azioni sono più mirate. Si palesano nuove idee e nuove opportunità, ma non sai se andranno in porto o no. Quindi è facile che tu passi ancora dei momenti di ansia o di frustrazione, ma se li fai scorrere senza fartene assorbire, emergeranno qua e là dei barlumi di fiducia e di speranza: forse…davvero…si può fare! Gioia. Quando, dopo un’attesa più o meno lunga, finalmente arrivano i risultati, allora esplode la gioia! Sì, ci hai creduto e ce l’hai fatta! E’ stata dura ma ce l’hai fatta! Adesso che sei arrivato alla tua meta riesci a guardare indietro a tutto ciò che hai passato e a intravederne un senso. Le prove che ti hanno fatto patire così tanto ti hanno reso più forte…e adesso guardi avanti con fiducia e consapevolezza, sapendo che le cose sono cambiate (anche) perché sei cambiato tu! Cosa succede nella mente quando pensi di cambiare lavoro. Differentemente dalla situazione descritta prima, in questo caso il cambiamento (o meno) della tua condizione lavorativa attuale non dipende dall’esterno, non è una decisione altrui che subisci, volente o nolente, ma è pienamente nelle tue mani. Ma questo rende solo apparentemente le cose più semplici, in quanto la liberà di scelta implica anche l’onere della responsabilità, e questo spaventa, molto! Ecco quindi il percorso che solitamente fanno le emozioni in questi frangenti. Insoddisfazione. Provi una crescente sensazione di disagio e di disaffezione per la tua condizione attuale. Può dipendere dal tipo di attività che svolgi, che magari ti sono venute a noia oppure da un peggioramento della qualità del lavoro, oppure dall’ambiente aziendale, dal capo, dai colleghi o dal clima che si respira. Non ti senti al tuo posto, fai fatica ad andare al lavoro la mattina ed anche se cerchi di scrollarti di dosso tale scomoda sensazione, questa torna puntualmente a farti visita. Paura. L’insoddisfazione è sfociata in una spinta a cambiare, ma ancora non sai dove andare. Sai di non volere e di non poter più stare dove stai, ma al contempo temi l’ignoto, l’insicurezza e il rischio che ogni cambiamento porta con sé. Hai timore di sbagliare e di fallire, ma anche di “morire” lì dove sei! Confusione e indecisione. E quindi? Cosa faccio? Dove vado? Diversi punti interrogativi affollano la tua mente, accompagnando una, nessuna, centomila ipotesi su possibili direzioni da intraprendere. Cerchi di valutare pro e contro di ogni situazione, ma frequentemente i pensieri vanno in corto circuito, bloccandoti nell’agire. Rabbia (verso te stesso). Ti accorgi che il tempo passa senza che nulla cambi e senza che tu riesca a prendere una decisione. Ti senti come una pentola a pressione che sta per esplodere e te la prendi solo con te stesso… La rabbia d’altro canto ti può dare anche l’energia necessaria per “aprire quella porta” e uscire allo scoperto! Tristezza. Dopo che ti sei bastonato a sufficienza… subentra spesso una fase di tristezza che ti riporta all’interno di te stesso. Senza il rumore di fondo che caratterizza le precedenti fasi, senza l’ansia di dover arrivare per forza alla soluzione “definitiva”, riesci a distinguere gli elementi essenziali che vuoi portare con te nella nuova fase di cambiamento: i tuoi valori, quello che sai fare bene e che ti fa stare bene, quello che è utile anche agli altri. Sei triste pensando che non sai se riuscirai ad esprimere tutto questo, se riuscirai a realizzarti, ma piano piano… Frustrazione. Inizia a vagliare alcune ipotesi, può trattarsi di un tipo di lavoro diverso, oppure dello stesso lavoro che facevi prima ma in un luogo, in un ambiente diverso, oppure di quella tua passione, che hai cercato di coltivare nel tempo o di quel sogno finito nel cassetto… Ti senti frustrato perché la tua ricerca di una nuova opportunità non ha dato ancora esito, oppure perché, per quanto ti sforzi, ancora non sei riuscito a trovare una soluzione praticabile… Sorpresa. Se ti ascolti con pazienza, con uno spirito aperto e senza pressioni, ad un certo momento (che è spesso imprevedibile), si accende una luce: “Eureka!”. Si è palesata una possibilità di lavoro che forse è proprio quella adatta per te. Hai trovato la soluzione per concretizzare il tuo sogno, o forse si tratta solo di uno spiraglio, che però basta ad aprirti alla speranza ed a condurti al prossimo passo. Gioia. Sì, finalmente! L’opportunità giusta si è materializzata. L’idea che ti è venuta in mente ti convince davvero. Forse hai ancora un po’ di timore… ma la felicità, l’energia che senti nascere e crescere dentro di te è un segnale inequivocabilmente positivo! Conclusioni. Sia quando la situazione che stai affrontando è innescata dall’esterno che dall’interno di te stesso, abbiamo visto come le emozioni sono nostre imprescindibili compagne di viaggio e come spesso ci fanno vivere sulle montagne russe. Nei “percorsi emotivi” che ho delineato il finale è sempre a lieto fine. Ma per alcuni, purtroppo, non è così: si può “sbarellare” e restare intrappolati in una fase senza riuscire a passare alla successiva. In questi casi c’è bisogno di un supporto dall’esterno, meglio se da un professionista competente (e dotato di intelligenza emotiva!). In tutti gli altri casi, può fare la differenza leggere (o rileggere) il proprio vissuto come un percorso “umano, troppo umano”, di apprendimento e di crescita. Ti consiglio di provare a fare questo esercizio molto utile: in qualunque fase ti trovi in questo momento, scrivi su un quaderno apposito il racconto delle tappe che hai fatto fino a qui, chiedendoti cosa ti ha insegnato ciascuna di esse e proiettandoti verso la meta finale, individuando cosa ti rende più forte e più solido di prima…

“E’ sempre tempo di Coaching!” 

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