Life: non capita, non è ereditaria, ancestrale o n…

Ciao a tutti,
oggi facciamo il nostro secondo passo nel percorso “anti-paura” che ho scelto per voi. L’altro giorno vi ho mostrato cosa può e non può farci la paura, oggi voglio spiegarvi due aspetti molto importanti che ve la faranno capire meglio e saranno di base per i prossimi giorni di lavoro. Prima di tutto penso che si possa dividere la paura su 3 livelli. Nella storia di Francesco ho messo in evidenza il primo livello, quello in cui la paura è distruttiva. A questo livello lei ci domina, ci blocca, ci intrappola impedendoci di vivere la nostra vita… Ora considera che la paura è un’emozione e che ogni emozione dipende da noi stessi. Cosa intendo? Intendo che quello che provi è frutto di come vivi quello che accade, mentre la realtà, le cose che ti dicono, le scelte degli altri, le situazioni, non contano nulla in tema di emozioni. Questa è indipendenza emotiva. Quindi, a un primo livello la paura è distruttiva perché ci impedisce di vivere. E ricorda sempre che dietro ogni emozione negativa c’è sempre una paura. Il secondo livello è già meglio, e qui la paura diventa “buona”, positiva, utile.Diventa un’emozione che ti avvisa di un possibile pericolo, di una minaccia e ti fa agire per gestirla. E qui ci sono alcune cose importantissime da spiegarti per non cadere in luoghi comuni e distorsioni. Prima di tutto la paura non è innata, automatica, o inevitabile. La paura la provi solo a patto che tu viva una situazione che consideri potenzialmente dannosa per te, e che tu abbia la convinzione di non saperla gestire. Punto. La paura non è atavica, non è genetica, non deriva dai nostri antenati preistorici. La paura dipende solo dal senso che tu dai alle cose. Da cosa e come pensi. Tutte le emozioni dipendono da cosa pensi. Oggi, non ieri. Anche se questo pensare è spesso a livello inconscio. Altro sbaglio è pensare che la paura sia indispensabile. Qualche giorno fa mi sono tagliato un dito con una forbice elettrica per tagliare l’erba nelle aiuole. Secondo l’idea della paura come emozione necessaria per affrontare le difficoltà, io dovrei, avendo paura, gestire meglio a forbice elettrica la prossima volta che la userò. la è davvero utile che io abbia paura ogni volta che prendo la forbice, ogni volta che penso di usarla, per poi usare questa “paura sana” per essere attento e prudente? Io dico che aveva ragione Michel de Montagne. Se il coraggio non è una dote innata, una super qualità, ma semplicemente la consapevolezza di cosa è giusto fare, dei tuoi limiti, delle tue capacità, allora penso che la paura non sia un’emozione necessaria come vogliono farci credere. Che poi chi lo propone parte sempre da un’indimostrabile ereditarietà dai nostri avi della paura. Come detto la paura non è genetica ma figlia del pensiero, e il pensiero non si eredità per nascita!  Per cui non mi serve la paura, ma la consapevolezza. Non devo aver timore di tagliarmi nuovamente. Perché questo non mi da la giusta serenità. Ho invece bisogno di capire la reale pericolosità della forbice, cosa può succedere, come. Ho bisogno di entrare in contatto con la realtà (consapevolezza) e comprendere, capire. Così capisco che la forbice può tagliare, ma anche che posso padroneggiarla con attenzione. E capisco che posso gestire la ferita e le sue conseguenze. Non mi serve a nulla avere paura, mi serve capire, essere in contatto con la realtà. La paura porta sempre, anche quando la vogliamo chiamare “buona”, emozioni negative come ansia, rabbia, preoccupazione, tristezza, delusione, incertezza, frustrazione. E l’emozione negativa è il modo peggiore di affrontare un problema. Qualsiasi problema. Questo è il terzo livello: non c’è la paura “positiva”, c’è consapevolezza, la capacità e la volontà di capire, di entrare in contatto con la realtà per come essa è realmente. A questo punto non hai paura, perché non ti serve. Hai fiducia, ma non sottovaluti. Hai attenzione, ma non ansia. Hai prudenza, ma non tremi. Ecco perché la paura si può eliminare. Non è innata, non è necessaria, ma è un modo di pensare. Più capisci, comprendi e diventi consapevole, meno serve fino al punto di essere inutile. E quindi non la provi più. La paura può esistere solo se in te sono vive le 4 radici che la alimentano. Sono le pretese, l’egoismo, le dipendenze emotive e la debolezza della mente. Se tu le estirpi, la paura muore. Come detto non hai bisogno di paura, ma di consapevolezza. Il prossimo obiettivo è conoscere ognuna di queste radici e spiegarti come puoi iniziare a reciderle una per una, in modo semplice, ma soprattutto pratico…

E’ sempre tempo di Coaching!

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