PD: il segretario del Partito democratico considera Giuseppe Conte un «punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste»…

Zingaretti, nell’intervista al Corriere, fa a Conte un’endorsement tale che lascia interdetti. Ma su una cosa ci ha sicuramente preso …non è lui a essere il “punto di riferimento delle forze del riformismo italiano. Anzi, così dicendo Zingaretti rischia di essere un «punto fortissimo di riferimento delle forze populiste». Tant’è che nel Pd c’è chi già pensa che sarebbe meglio cambiar cavallo… d’altronde sembrerebbe alle porte un altro congresso del Pd (subito dopo le regionali di gennaio) e chissà se Zingaretti alla fine si ricandiderà ancora a Segretario? Certo che era dai tempi di Mario Monti che non si leggeva una dichiarazione politica sui Cinque Stelle così stravagante da lasciare senza parole. Il senatore a vita ed ex premier, a proposito di Luigi Di Maio disse alla Stampa che lo considerava: «un raffinato borghese, con una compiuta articolazione intellettuale, mosso dal desiderio di essere e apparire moderato». Di Maio: “raffinato borghese, con compiuta articolazione intellettuale?” La surreale definizione di Mario Monti è rimasta a lungo insuperabile pur tra gli arditi sostenitori dell’illusoria risoluzione di romanizzare i barbari. Se nonché è arrivato adesso Nicola Zingaretti, sul Corriere della Sera, a marcare un nuovo record. A una domanda sul premier Giuseppe Conte, questo ‘azzimato segnaposto’ scelto a suo tempo da Casaleggio e Grillo prima per dirigere il traffico del governo sovranista con Salvini e poi per mantenere il punto nell’Esecutivo che sta riuscendo nell’impresa contraria di barbarizzare i romani, Zingaretti risponde: «Autorevole, colto e anche veloce e sagace tatticamente. Non va tirato per la giacchetta. Anche se è oggettivamente un punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste». Ora scartata l’ipotesi di una raffinata applicazione della tecnologia deep fake alla figura di Zingaretti, dietro la quale si sarebbe nascosto un temibile hacker russo, gli sconcertati osservatori politici sono stati costretti a fare i conti con la realtà: il segretario del Partito democratico, il principale dei partiti antipopulisti italiani, non solo ha rinunciato a esercitare un’egemonia culturale e politica sul governo con i Cinque stelle, non solo guida contromano in autostrada all’inseguimento di un’alleanza strategica con gli antipolitici di Beppe Grillo, non solo si lascia scappare che Conte potrebbe guidare il centrosinistra alle prossime elezioni, ma arriva addirittura a dire che Giuseppe Conte, peraltro adesso mezzo scaricato dalla Casaleggio & Associati, quindi ormai rappresentativo soltanto di Rocco Casalino e della ridente cittadina di Candela, in provincia di Foggia, «è oggettivamente un punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste» anche lui come Donald Trump, l’altro cantore delle gesta epiche del nostro Premier… Va beh un po’ di tatticismo rispetto ai Cinque Stelle e al loro Gurù di sempre Beppe l’Elevato… Ma, proprio ieri qualche commentatore politico di primo piano ancora scriveva, che il Pd avrebbe  la possibilità di reindirizzare la maggioranza parlamentare su un programma di governo serio, anziché tirare a campare e a confermare tutte le porcate sovraniste e populiste avallate da Conte durante il governo in cui faceva da vice ai due vice Di Maio e Salvini. Ma adesso è ufficiale. Con Zingaretti alla guida  del Pd  sembrerebbe  inimmaginabile pensare a un riequilibrio in termini di senno e ragionevolezza dell’azione di governo. La linea di resistenza quindi passa ai tanti dirigenti responsabili del Partito democratico, dai padri nobili a Giorgio Gori, Matteo Orfini, Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Stefano Ceccanti, Beppe Sala, Irene Tinagli fino ai più autorevoli membri del governo come Roberto Gualtieri ed Enzo Amendola. Dovranno essere loro a riconoscere la realtà incredibile di uno Zingaretti ormai diventato oggettivamente: “un punto fortissimo di riferimento di tutte le forze populiste”. Una raccomandazione. Avvertite Gianni Cuperlo della cosa… fatelo con delicatezza, potrebbe venirgli un ‘coccolone’… lui ha lavorato e lavora giornalmente per far si che, per il Pd a partire dalla tre giorni bolognese dello scorso novembre sia: “tutta un’altra storia” cercando di chiarire i contenuti e gli obiettivi di una rinnovata ’azione’ di un partito di sinistra quale riferimento principale di un più ampio campo di centrosinistra… facendolo  finché c’è ancora tempo, ma accelerando la ricerca di un strategia politica rinnovata per i democratici, Povero Cuperlo, si troverà anche a dover accelerare la ricerca di un nuovo leader alternativo all’attuale Segretario (ma è veramente solo tatticismo per attrarre al Pd la frangia dell’elettorato dei 5 stelle che fa riferimento a Conte?). Il rischio che il Pd corre, indicando Conte come “baluardo” delle forze del riformismo italiano, è quello di vedersi svuotato velocemente il mare dal banco di numerose sardine che nell’ultimo mese hanno nuotato in molte piazze d’Italia.   “Cavolo!”  Zinga, questo endorsement così forte non è per nulla una buona idea.  Certo che viviamo nel tempo della politica liquida, e probabilmente nessuno è più sardina di te. Ma se i fondatori del movimento dicono di non volersi strutturare in partito, non è il caso che tu leader del Pd debba destrutturare il partito democratico, pensando a Conte come al solo candidato premier possibile, in una prospettiva elettorale che comunque si avvicina. Ca …olo Nicola! Così non si va da nessuna parte… Come sei stato frainteso? “Conte è un pezzo di questo campo di centrosinistra che si sta riorganizzando. Su chi guiderà il prossimo governo, se ci sarà, poi lo vedremo”.  Nicola Zingaretti, intervistato ieri da Lucia Annunziata durante “In mezz’ora in più”, su RaiTre, torna sulla sua definizione del premier, e sulla polemica scoppiata. Dopo che aveva detto “fortissimo punto di riferimento” delle forze progressiste, solo due giorni fa. E aggiunge: “Mi stupisce lo stupore”, dice  Zingaretti, del clamore provocato dall’intervista. Nel frattempo frena e mette le mani avanti sull’identikit di un possibile futuro presidente del Consiglio di centrosinistra. Anche se poi, per rendere tutto più chiaro, aggiunge ancora: “Se Conte dice; ‘faccio una scelta di campo e mi metto nel campo del centrosinistra’, vuol dire che questo campo o ridiventa competitivo per combattere Salvini o regaliamo il Governo ai sovranisti”. Mamma mia! Ma non è che sei un po’ confuso?  Zinga… sei sicuro di star bene?

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