PD: presentati i candidati per le europee diventa realtà, lo slogan di una lista che va da Tsipras a Macron”

Trentanove donne e 37 uomini. Un terzo dei candidati sono non iscritti, Non è una lista a immagine e somiglianza del Segretario Zingaretti (così come usava Renzi) ma è a immagine e somiglianza. di com’é oggi il PD. La proposta del neo-segretario è stata approvata dalla direzione con 30 astensioni, quelle delle areee Lotti-Guerini e Giachetti, e nessun voto contrario… “Di fronte al rischio che il prossimo parlamento abbia una maggioranza inquietante bisogna fare un salto di qualità e mettere in campo un nuovo progetto per affrontare le europee – dice Zingaretti nella sua replica – Questo è il cuore di quello che abbiamo fatto, senza guardare al passato”. Quindi esprime il proprio rammarico per la scelta delle minoranze: “A me dispiace che non si arrivi a un voto unanime. Abbiamo faticato, ma abbiamo garantito al 100% il pluralismo interno e aver aperto le liste a una parte di Paese non iscritta al Pd è stato faticoso ma credo di poter dire che ci siamo riusciti”. L’elenco dei nomi non piace però a Roberto Giachetti e alla sua corrente renziana. “Non voteremo a favore di queste liste”, annuncia l’ex vicepresidente della Camera. La scelta cade non sul voto contrario ma sull’astensione e a Zingaretti viene riconosciuto di “essere stato coerente” con l’impostazione che aveva dato nella scorsa direzione e di aver promosso alcune candidature di qualità. Il fronte renziano si ricompatta quindi e anche Base riformista, l’area di Luca Lotti e Lorenzo Guerini, opta per una “astensione costruttiva”. Determinante per questa scelta è stata la decisione di candidare esponenti di Mdp che in passato erano stati eletti con il Partito democratico. L’area che fa capo a Maurizio Martina vota invece a favore della proposta del segretario. La lista contiene nomi noti come quello di Roberto Battiston, ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana, e scioglie il nodo del rapporto con gli scissionisti di Articolo1 – Mdp. “Ho mantenuto l’impegno di non stipulare un accordo politico tra partiti diversi – spiega il segretario democratico – Su 76 candidati ci saranno due candidature di Articolo1 che sosterrà la lista contro il rischio di vittoria dei sovranisti”. I nomi tengono conto anche dell’altro versante politico dell’alleanza costruita del Pd: saranno candidati anche esponenti vicini a “En marche”, il partito del presidente francese Emaneul Macron. “Nelle liste del nord-ovest ospiteremo anche una rappresentante di En Marche”, annuncia Zingaretti. Il nome è quello della rappresentante del partito francese in Italia, Caterina Avanza. Scelta che fa dire al segretario del PD, che “lo slogan di costruire una grande alleanza da Macron a Tsipras è già contenuta nella lista”. C’è una sorta di autolesionismo che ancora occupa spazio nel PD. Infatti, c’è un quartetto fantastico che si auto-elogia quotidianamente ed è composto da un ragazzone romano che si chiama Luciano Nobili, spesso fotografato con la onorevole Anna Ascani, ci sono poi Matteo Orfini ex Presidente e Roberto Giachetti che un tempo era un bel personaggio della covata radicale. Ora sembrano le ultime raffiche di Salò. Orfini e l’atteggiamento su Marino oltre a essere ingiusto è autolesionista. Marino può non essere stato un grande sindaco nei pochi mesi in cui ha governato. «Nessuno nasce imparato». Le critiche che riceveva dovevano servire a dargli una spinta a far meglio, a stare di più sul pezzo, a lasciar perdere i provvedimenti per il centro di Roma indirizzando la sua azione verso la periferia. Ma quel sindaco era una persona onesta e integerrima. Fu uno di quelli che contrastò Mafia Capitale, come risulta ormai chiaro. E le chiacchiere, soprattutto di Orfini, l’ex presidente del PD, infatti, intigna continuando a dimostrare che lui e ciò che resta dei suoi non hanno molto interesse per i voti dei cittadini mentre c’è a Roma e in Italia, una parte dell’elettorato, forse piccolo ma non inconsistente, che vive ancora la cacciata di Marino come una ferita e che il rifiuto di restituirgli l’onore politico, resta l’argomento per continuare a non votare più il PD. E gli altri tre, con il loro “irriducibile renzismo” anche oltre Renzi, nella totale e cieca fedeltà al Capo… che non vogliono prendere atto che il renzismo è stato sconfitto nei risultati del referendum costituzionale e nelle politiche del marzo dello scorso anno… tanto che oggi dopo le primarie che hanno decretato che Zingaretti è il nuovo segretario del PD con una maggioranza del 70% dei voti, e che quindi il renzismo è sconfitto di fatto anche nel PD, ripropongono letture divisive sulla leaderschip, anziché discutere di  eventuali contenuti politici… una cosa addirittura “demenziale” che alla fine aiuta solo gli avversari del PD… Ecco qui il bilancio dell’assemblea nazionale Pd e un consiglio a Zingaretti non perda tempo con le minoranze del PD, figure come Giachetti e figurette come Scalfarotto, insieme a qualche altro ex renziano, non vanno tenute in gran conto. La sfida vera che il segretario deve affrontare è la costruzione di una alternativa credibile.Basta con il renzismo. La mia franca opinione è che queste figure della politica e le minoranze tutte assieme non vadano tenute in gran conto.  Roberto Giachetti ha la fortuna che Marco Pannella non c’è più perché il vecchio leader di fronte alle battaglie di corrente e alle ambizioni piccine-piccine di un uomo che accaparra posti di rappresentanza dovunque li vede, gli toglierebbe la definizione di ex radicale. E ci sono gli altri, tutti gli altri, sconfitti nel  congresso, ma soprattutto dal voto popolare del 4 marzo. Sia chiaro che il tema del PD, di Zingaretti quindi, non è l’alchimia fra le correnti… si, insomma… sia chiaro non sono per emarginare i renziani…  sono per un partito il più unito possibile (i settari sono sempre stati e sono ancora loro), ma almeno voglio dirgli con chiarezza che hanno rotto i coglioni!!! Almeno questo si può ancora fare?!

E’ sempre tempo di Coacing! 

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