PD: Renzi perde il Congresso, ma incapace di star zitto continua a vantar meriti…

Dice che sarà leale nei confronti di Zingaretti… Mi permetto di non credergli. L’uomo non è mai stato politicamente corretto… soprattutto con chi ha da lui dissentito e dissente. Tant’è  che l’ex premier rinuncia ufficialmente a fare un suo partito (d’altronde nessuno a riguardo gli ha “scucito” un euro). Ma nel frattempo oggi l’ex segretario del Pd Matteo Renzi fa sapere di continuare a guardare in quella direzione: “Firmo l’appello di Macron per ‘Un rinascimento europeo”, annuncia. Incredibilmente (ma nemmeno poi tanto) il presidente francese è la prima grana post-primarie nel Pd. Una grana estera evidentemente, usata in salsa italiana. Renzi e i suoi (al manifesto aderiscono anche Roberto Giachetti e Anna Ascani oltre a Sandro Gozi, il primo a rispondere all’appello) usano Macron per avvertire il nuovo segretario Zingaretti. Della serie: non ti spostare troppo a sinistra. La loro idea è che il fronte ante sovranista da costruire dopo le europee abbia un punto di riferimento di leadership proprio nel presidente francese, uno che ha lasciato il partito Socialista francese quattro anni fa e ha fondato il suo movimento ‘En marche’, conquistato l’Eliseo con un programma più liberale che socialista. Renzi rivendica altresì il no all’alleanza coi grillini come un’ulteriore vittoria politica che oggi vede i 5 stelle “deflagare”. E su Salvini sottolinea che: «Il suo tempo si esaurisce. Il Governo va verso un bagno di sangue». Matteo Renzi, intervistato sul Corriere della Sera del 7 marzo dice che la corrente renziana non è mai esistita. E come inizio ci si chiede già se abbia senso andare avanti: «Tutta la narrazione che mi vedeva ferocemente impegnato nel tentare di difendere il fortino partito si scontra con la realtà. Credo di essere tra i pochissimi ad aver riunito i suoi e a dire: andate dove volete». E infatti i suoi sono finiti ovunque tra i tre sfidanti alle Primarie PD ma secondo le sfumature: i renziani di ferro con Giachetti Ascani, la gran parte senza grancassa si è infilata nella mozione Martina – almeno 100 deputati – e altri,.. anche se la parte minore, ancora sono saliti sul carro del vincitore Zingaretti. Alcune cose di questa intervista di Renzi sottolineano la fine del renzismo, ma i comportamenti già dicono altro. Ancora una volta non c’è alcuna autocritica da parte dell’ex presidente del Consiglio. Quando gli si chiede del calo dei consensi dal 40 al 18% dice: «Bisognerebbe domandare come abbiamo fatto ad andare al 40%, visto che prima di noi ci erano riusciti solo Fanfani e De Gasperi… Il 40% non è il livello medio del PD. L’abbiamo tenuto fino al referendum. Poi errori, fuoco amico, divisioni ci hanno punito». E rivendica l’attualità della sua stagione al governo, tra unioni civili, 80 euro che nessuno alla fine toglie anche se vengono criticati, Pil in aumento – con tanto di frecciata ad Enrico Letta su cui nega il colpo di Palazzo: «con Letta il Pil era al -1,7%. Il governo era fermo, impantanato, non riusciva a far approvare le leggi. Noi abbiamo rimesso in moto l’economia, e questo nessuno lo può negare: infrastrutture, industria 4.0, cantieri delle scuole…». Il punto più rilevante è però la rivendicazione del no all’alleanza coi 5 Stelle. Quando gli viene chiesto del consenso del governo, Renzi si dice convinto che stia già passando: «Sta già passando. Intanto sono esplosi i 5 Stelle. E ne rivendico il merito». E ancora: Quando sono andato da Fazio a dire “Mai coi 5 Stelle, l’effetto sul medio periodo è stato la distruzione dei 5 Stelle. Se avessimo fatto quell’alleanza contro natura, l’effetto sarebbe stato la distruzione del PD e la creazione di un bipolarismo 5 Stelle-Lega. Mi sono preso gli insulti di una parte dei dirigenti che quell’accordo lo volevano; ma il mio impegno ha permesso di salvare il PD». Da uno che conosce i tempi della politica, la previsione su Matteo Salvini è netta: «Sta iniziando a saturare. Lei sa che in questo sono un esperto: ci ho messo tre anni a saturare la presenza politica. Il film è lo stesso. I cicli politici sono sempre più veloci. Non a caso Salvini ha smesso di mettersi le felpe, sta tornando a giacca e cravatta». Secondo Renzi il problema dei conti farà scoppiare la crisi: «Faranno la patrimoniale e vedrà la reazione degli imprenditori del Nord. In ogni caso si preparano a un bagno di sangue». E invece per i democratici l’orizzonte è positivo tra Europee e amministrative: «Come ho detto al mio amico Dario Nardella. Il futuro del PD è roseo». Renzi nega rancori nei confronti dei membri del partito: «Vengo in pace. Non ho sassolini da togliermi». E poi si rifugia nei suoi successi: «Ho scritto un libro che va meglio del previsto, le sale dove vado sono piene, arriverò a cento presentazioni. La prossima settimana farò un confronto con Marine Le Pen. Ho fatto nascere oltre mille comitati civici». Che però a suo dire non sarà il nuovo partito tanto invocato: ma solo «cittadini che chiedono un’altra politica». Ma a non esser ingenui bisogna domandarsi a che servono 1000 comitati civici non targati PD. E perchè continua a rivendicare la sua centralità politica rispetto alle sorti del PD, visto che Zingaretti ha vInto congresso e primarie ed è il nuovo Segretario. Infine, aggiunge che «l’unico momento in cui si è rischiata veramente la spaccatura è stato la primavera scorsa, quando una parte rilevante del gruppo dirigente voleva fare l’accordo con i 5 Stelle e una parte no. Caduta questa ipotesi, io sono pronto a dare una mano. Il segretario è Zingaretti.  Per la verità è venuta meno la Fake news renziana che Zingaretti cercasse questo accordo, avendo il neo-segretario PD sempre sostenuto che con il gruppo dirigente attuale dei 5stelle non ci potesse esser alcun accordo, ma che il suo obiettivo, era il recupero dei voti PD migrati il 4 marzo 2018 ai 5 stelle. Continuando e non ancora contento Renzi dice: “Penso che chi ha fatto la guerra a me (poverino) ha distrutto il PD e aperto le porte a Salvini. Ma ormai è il passato. Ho l’impressione che per vincere si dovrà recuperare consenso a sinistra ma anche al centro; ricompattare i tuoi non basta, se perdi i moderati. Ma Zingaretti lo sa, quando è capitato a lui in Provincia e alla Regione l’ha fatto». (alquanto criptico tutto ciò, ma Renzi dove li vede tutti questi moderati… quanto la politica italiana in ogni ambito e sempre più radicalizzata. Ma veniamo al dunque, allora quale sarà il futuro di Renzi? Sembrerebbe esserci quello che c’è per gli ex presidenti all’estero: «Farò la Matteo Renzi Foundation. Siamo in contatto con quella di Clinton e di Obama». «Servirà a rilanciare le nostre battaglie: via la plastica dagli oceani, via la droga dalle scuole, via il salary gap per le donne. E non nascerà a Roma né a Firenze, ma a Milano. Una città che grazie all’Expo e alle amministrazioni di centrosinistra è tornata a essere la capitale morale del Paese». Ma Renzi non pensa di essere un senatore PD e che dovrà fare quello che il partito riterrà opportuno lui faccia per consolidare il PD? Ma che significa finire l’intervista con il grande rimpianto sul non aver abbandonato la politica come aveva giurato che l’avrebbe fatto. Infatti, Renzi sostiene che se avesse fatto di testa sua se ne sarebbe andato: «Ma molti mi dicevano: se te ne vai è un gran problema per il partito». Ma è questa l’autocritica?! Andiamo bene, ha perso il Congresso, in molti ex Renziani l’hanno lasciato solo (Lotti, Guerini, Del Rio e altri 100) impedendogli di fatto di fare attraverso la scissione un altro partito Macroniano… e lui mette tutto in positivo continua con un’ambiguità personale impressionante per spudoratezza ed arroganza… e poi rivendica una lealtà nei confronti del PD e dei suoi dirigenti che non ha mai avuto…  Renzi (per dirla con il suo fedelissimo Giachetti) “…ha proprio la faccia come il culo!“

E’ sempre tempo di Coacing! 

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