PD: Sinistra, opposizione dove sei?

Si è detto e scritto tanto della crisi della Sinistra in Europa. A questo punto sarebbe più preciso dire e scrivere della scomparsa della Sinistra per ciò che riguarda l’Italia. Dopo lo scorso 4 marzo, il PD ha rivendicato orgogliosamente per se il ruolo di opposizione rispetto al nuovo panorama politico, che l’esito elettorale aveva delineato anche a fronte della sonora sconfitta dei Democratici. Un ruolo che nella realtà non si è affatto espresso, ne durante i tre mesi trascorsi prima di costruire la maggioranza parlamentare, che ha permesso la nascita di questo (inedito) Esecutivo tra il M5s di Di Maio e la Lega di Salvini. Ne meno che meno si è vista alcuna opposizione in questo primo mese del Governo Conte (molto più caotico che governante). Un Governo del quale ancora non è dato comprendere quali siano il capo e la coda del programma (o contratto che dir si voglia) costruito sulla somma delle parole d’ordine (promesse) elettorali, delle due forze politiche uscite “vincenti” dalle urne. Urne, in questi mesi rimaste aperte, in un clima di campagna elettorale permanente, in attesa di concludersi (forse) oggi, con il secondo turno delle elezioni amministrative iniziate lo scorso 10 Giugno per l’elezione di oltre 700 sindaci di altrettanti comuni. 75 dei quali (tra cui 14 capoluoghi) sono in ballottaggio in queste ore. Già i risultati nella prima tornata per il PD non sono stati esaltanti. Una faticosa “resistenza” in alcuni storici capisaldi cittadini amministrati da tempo dai Democratici. Ma nessun segnale di una inversione di tendenza. E domani 25 giugno, sarà facile registrare l’ulteriore e complessivo arretramento della rappresentanza politica del Partito Democratico. D’altronde a partire dal Referendum sulla riforma Costituzionale del 4 dicembre 2016,  il PD condotto da Renzi, non ha fatto altro che perdere (scomparendo fisicamente da molti territori) ad ogni livello elettorale: referendario, regionale, nazionale amministrativo locale, nel quale si è cimentato.  Sta il fatto che, il governo oggi in carica, si caratterizza  come un governo di Destra  dai pesanti tratti xenofobi e razzisti, egemonizzato dalla leadership di Matteo Salvini e della sua Lega. Difficilmente commentabile l’irrilevanza politica che ha assunto e che aumenta di giorno in giorno del M5s di Di Maio. Continuando a definirsi un Movimento (oggi partito) ne di destra ne di sinistra, perpetrando la finzione che Destra e Sinistra, siano categorie ideologiche ormai superate e inesistenti. I 5 stelle non chiariscono la loro identità politica e alla fine si contraddicono rispetto allo stesso loro programma elettorale. Costruito in gran parte su un non celato ‘populismo’, teso (come poi è avvenuto) ad attrarre proprio quell’elettorato che nel passato votava a Sinistra e per il PD. Fatto di giovani disoccupati, di lavoratori che hanno perso il l’occupazione e/o hanno comunque subito le riduzioni delle garanzie occupazionali per via delle passate riforme (legge Fornero, job act, abolizione art. 18), nonché i pesanti tagli delle previdenze e dei servizi sociali. Con la conseguenza di vedere precarizzate le loro condizioni di lavoro, di reddito e complessivamente di vita.  Il vero Presidente del Consiglio di questo Governo è dunque Salvini, che ne impone giornalmente l’agenda a partire dalla criminalizzazione delle Ong e dai respingimenti in mare degli immigrati che fuggono da guerre e povertà. Attaccando le minoranze etniche (Rom) e i diritti civili (famiglie arcobaleno). Proponendo la riduzione delle tasse: flat tax, condoni e sanatorie fiscali, destinate a favorire i ceti più abbienti. Facendo inopportune considerazioni sull’opportunità del mantenimento o meno della scorta di protezione per Roberto Saviano, emblema della lotta alla criminalità organizzata. Considerazioni che suonano come incentivazioni alle varie Mafie che da anni ne minacciano la vita a passare alle vie di fatto… uccidendolo! Obbligatorio davanti a tutto ciò chiedersi: Sinistra, dove sei?  Opposizione batti un colpo! Purtroppo non c’è più alcun dubbio che: Matteo Renzi, invece che rottamare la burocrazia del Partito Democratico ne abbia rottamato l’anima! E ciò che non è riuscito a fare il Berlusconismo, alla fine lo ha fatto il Renzismo. Non scrivo queste cose a cuor leggero, perché sono parole che pesano bruciano e fanno male. Ma, la politica di Renzi è stata, una politica “tappabuchi”: che si è accontentata, facendosene altresì un vanto, di mettere delle pezze ai “crateri” procurati dal neoliberismo che la Sinistra, aveva smesso da tempo di combattere e che ha finito con Renzi di essere assunto come un dogma! Accettando di ridimensionare i diritti conquistati con lotte storiche e che il mercato del lavoro oggi considera troppo “onerosi”. Blandendo così il processo di globalizzazione, che ha reso il capitalismo più aggressivo (perché più esposto alla competizione) e ha causato la crisi stessa del compromesso Socialdemocratico, cioè delle conquiste del novecento fatte dalla Sinistra riformista: quei diritti sociali che sono l’humus della nostra democrazia e di quella europea. Visti e vissuti ormai, come  semplici e insostenibili costi quando non addirittura dei privilegi. E non più, come invece dovrebbero essere, Valori democratici! Una Sinistra che ha preteso di legittimarsi attraverso l’accettazione della cultura di mercato, ma ha finito negli ultimi anni con Renzi, per confondersi in larga misura nell’establishment da cui voleva essere accettata, tollerandone in cambio i vizi e sposandone talvolta i “comportamenti”. Più di qualche studioso di storia contemporanea, già a partire dall’inizio della crisi finanziaria ed economica sociale nel 2008, ne denunciava il declino: “La Sinistra, in Italia, vive da decenni nel fondo di una catastrofe culturale. È da almeno un quarto di secolo che essa è venuta perdendo la capacità di leggere le trasformazioni del mondo attuale e di produrre saperi, valori, senso comune in grado di orientare la propria azione, di dare prospettiva alle masse popolari, ai lavoratori, ai cittadini del nostro tempo” (Piero Bevilacqua – Università La Sapienza – Roma). E oggi preoccupa sempre più questo nostro presente politico, simile ad una “festa da stadio”, dove ogni ragionamento su uno qualsiasi dei problemi da affrontare, viene sovrastato dalle ‘urla’ e dai comportamenti da bullo del capo degl’ “Ultra” del suo Governo sovranista. Con i suoi quotidiani ‘strilli’, parla alla “pancia” di un Popolo ormai prostrato da un decennio di crisi… facendo leva su un diffuso malumore rancoroso, per eccitarne i peggiori istinti verso i tanti ‘nemici’  (tanto onore) che vengono indicati  principalmente: nei migranti e nelle Ong, nei Rom, nell’Europa e in particolare nella Francia e nella Germania. Con il Ministro degli Interni Matteo Salvini, ci siamo affacciati rapidamente in poche settimane, ad una finestra da dove il panorama che si vede, è caratterizzato dal vuoto di valori di riferimento agli  stessi ‘Diritti Umani’* sui quali si sono costruite nel secolo scorso le democrazie Europee.  I comportamenti di Salvini, già stanno scuotendo la democrazia Italiana e la stessa nostra collocazione nel consesso delle democrazie europee. Un panorama sicuramente preoccupante, anche perché come accennato si somma alla debolezza (per non ridire l’inesistenza) della Sinistra e di un suo possibile ruolo d’opposizione. Lasciando campo libero al dominio del «Capitano» della Lega tenendo inoltre in conto la debole (per non ridire inesistente) resistenza dei 5 stelle. Tutto ciò fa intravvedere più del semplice rischio di assistere alla “fucilazione” della democrazia “bendata” delle nostre Istituzioni. Questo governo “sovranista” mette in discussione la tenuta democratica dell’Italia. E forse tutto era già prevedibile…

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*I diritti umani (o diritti dell’uomo) sono una branca del diritto e una concezione filosofico politica. Essi rappresentano i diritti inalienabili che ogni essere umano possiede.Tra i diritti fondamentali dell’essere umano si possono ricordare, tra gli altri, il diritto alla libertà individuale, il diritto alla vita, il  diritto all’autodeterminazione, il diritto a un giusto processo, il diritto ad un’esistenza dignitosa, il diritto alla libertà religiosa. Con questi propositi l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Dichiarazione sul Diritto dei Popoli alla Pace con la risoluzione 39/11 del 12 novembre 1984, iscrivendo così la pace tra i diritti umani e dichiarandone la salvaguardia “un obbligo fondamentale per ogni Stato”.
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