Politica: parliamo di Musk. Cosa dicono di lui in America: «È il quindicenne più intelligente del mondo». Il Metodo Musk. Cinque cose di Elon Musk che spiegano cosa farà al governo…

Elon Musk è l’uomo più ricco del mondo, il proprietario di X, uno dei (social) media più influenti a livello globale, e ora il capo del Dipartimento dell’Efficienza Governativa, il Doge, istituito da Donald Trump sotto l’Ufficio esecutivo della presidenza per tagliare le spese dell’amministrazione pubblica. Quest’ultimo ruolo gli dà accesso a ogni settore del governo degli Stati Uniti: venerdì un giudice ha stabilito che Musk e la sua squadra di programmatori e ingegneri non possano temporaneamente entrare nel sistema del Tesoro che contiene dati personali sensibili, come i numeri di previdenza sociale e di conto corrente di milioni di americani, ma la sospensione potrebbe essere revocata. E prima della sentenza, il Doge poteva acquisire quelle informazioni. Intanto Musk si è anche messo alla testa di un gruppo di società tecnologiche che hanno offerto 97,4 miliardi di dollari per rilevare la società no profit che controlla Open AI. Tutto ciò rende l’imprenditore di origini sudafricane uno degli uomini più potenti del mondo, al pari o forse più dello stesso presidente americano. Nelle settimane trascorse da quando il presidente Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, Musk si è rapidamente addentrato nelle agenzie federali evitando di sottoporre il suo lavoro al pubblico scrutinio: non ha risposto alle domande dei giornalisti, non ha partecipato ad audizioni con i deputati o i senatori americani e i membri del suo staff hanno esautorato i funzionari di carriera di Washington. Donald K. Sherman, direttore esecutivo di Citizens for Responsibility and Ethics in Washington, ha detto all’agenzia Ap che Trump sta permettendo a Musk di «esercitare un potere e un’autorità senza precedenti sui sistemi governativi» con «massima segretezza e poca o nessuna responsabilità». Ad oggi non è chiaro quali sistemi interni siano stati consultati dal team di Musk e per quale motivo. «È la mancanza di trasparenza che è allarmante», ha detto Sheria Smith, presidente del sindacato dei dipendenti federali. Musk sembra aver adottato con il governo americano l’approccio che ha usato con le sue aziende: prima il servizio di pagamento online PayPal, che lo ha reso ricco; poi la compagnia di auto elettriche Tesla e l’azienda missilistica SpaceX (che hanno dimostrato la sua capacità di innovazione); infine Twitter che ha acquisito e ribattezzato X, e che lo ha reso l’uomo mediaticamente più influente del mondo (il «nuovo Rupert Murdoch»). Musk, in particolare, ha preso il controllo di Twitter tagliando posti di lavoro e abbattendo le istituzioni che ne garantivano la cultura d’origine. Per capire cosa farà al e con il governo degli Stati Uniti allora è utile guardare come Musk si è comportato in passato con le sue aziende. È quello che fa Ezra Klein, podcaster e opinionista del New York Times, in una lunga puntata del suo podcast registrata insieme a Kara Swisher, una delle più importanti giornaliste tecnologiche americane, che ha una conoscenza da insider della Silicon Valley e si è occupata di Musk per molti anni (i due avevano così dimestichezza da chattare abitualmente). Ne emergono cinque aspetti dell’imprenditore sudafricano che sono importanti per capire cosa farà con il suo enorme potere. 1. Musk ha la tendenza a drammatizzare, facendo di ogni cosa una questione di vita e di morte. Quando si tratta delle sue aziende, Musk tende a vedere tutti i problemi come disastri gravissimi che solo lui, a prezzo di un enorme sacrificio personale, può risolvere. C’è sempre un dramma e lui ne è al centro. «C’è stato un periodo in cui era molto preoccupato per il destino di Tesla e dormiva sul pavimento. Ha rilasciato un’intervista al New York Times in cui sembrava piangere. Sembrava molto emotivo. E a un certo punto, mentre parlavamo (…) ha detto: Se Tesla non sopravvive, la razza umana è condannata. Mi è sembrato un po’ drammatico. E all’epoca ho pensato: Wow, questo è un uomo di 40 anni che pensa di essere il centro dell’universo» racconta Kara Swisher. Musk ha avuto lo stesso atteggiamento nei confronti di Starlink, il cui scopo dichiarato è portare la razza umana su Marte e quindi salvarla dall’autodistruzione (causata dai cambiamenti climatici e dall’esaurimento delle risorse del pianeta Terra). O rispetto a Twitter/X, dicendo che l’ha comprato per salvare la libertà di espressione dalla supposta censura di sinistra e quindi per proteggere la civiltà e i valori occidentali. Swisher nota molto acutamente che Musk è un gamer e che la sua visione del mondo è profondamente influenzata dalla narrazione dei videogiochi, in cui c’è spesso un giocatore che da solo deve salvare il mondo da un’apocalisse. «Qualcuno me lo ha descritto come Ready Player One, e tutti gli altri sono N.P.C., personaggi non giocanti. Deve sempre essere l’eroe o la persona più importante — spiega la giornalista —. A volte ci riesce e a volte lo ha architettato, ottenendo il ruolo di fondatore quando in realtà non lo è, riscrivendo la storia o usando le pubbliche relazioni per diventare il fondatore (come per Tesla, ndr). Capisce molto bene il paradigma del viaggio dell’eroe. Inoltre la posta in gioco deve essere molto alta e se non funziona siamo spacciati. Tende a sopravvalutare i problemi. Molte aziende hanno problemi, ma per lui è: Qui è tutto un disastro e io sono qui per risolverlo. Oppure: Tutto fa schifo e tutti quelli che ci sono stati prima sono criminali, malvagi o “pedofili”. Una parola che gli piace usare spesso». 2. È un disrupter (un «rottamatore») insofferente alle regole che valgono per tutti gli altri. Il principio numero uno della Silicon Valley e in generale del mondo della tecnologia è quello riassunto da Mark Zuckerberg nel vecchio motto di Facebook: «Move Fast and Break Things», «muoviti velocemente e rompi le cose». L’innovazione digitale è stata così fulminea che ha raso al suolo interi settori economici, abitudini, istituzioni e capisaldi culturali che sembravano inamovibili: basti pensare a come Google, Apple, Amazon e Meta hanno cambiato in pochi anni tutta la nostra vita (e il mondo). Gli americani lo chiamano disruption: in italiano lo traduciamo spesso con «innovazione creativa», ma il termine più fedele è forse «rottamazione» (per usare una parola che è stata molto amata dalla nostra politica). «Non vogliono costruire. Vogliono rompere. E non possono costruire finché non si rompe. E questa è la disruption. (…) Si tratta di distruzione. E non si tratta di distruzione creativa. È: Facciamo tabula rasa e poi costruiremo la civiltà che vogliamo» dice Swisher. Ma questo atteggiamento rende profondamente insofferenti alle regole, che spesso sono pensate proprio per non rompere quello che c’è: gli innovatori finiscono per vederle come dei meri ostacoli al loro “progresso”. Musk condivide questo atteggiamento, come ha dimostrato sia con Tesla che con Starlink. Il modello imprenditoriale di Starlink è letteralmente basato sulla distruzione dei suoi razzi: Musk preferisce arrivare subito alla fase di test e rischiare di farli esplodere, che aspettare più tempo per assicurarsi che non ci saranno problemi. Swisher spiega che è una concezione comune a tutti i programmatori e imprenditori della tecnologia: «C’è una famosa citazione di Thomas Edison che tutti mi ripetono: “Non ho fallito, ho trovato diecimila modi che non funzionano”. Fa parte dell’etica della tecnologia il fatto che il fallimento non esiste. Esiste solo: quella volta non ha funzionato e la prossima troverò quello giusto». Secondo Klein e Swisher, Musk con il Doge sta di fatto “rottamando” il governo americano. Se la disruption viene applicata alla società e non alla tecnologia, però, le cose cambiano. Diventa volontà di “cambiare tutto e subito” e assomiglia più allo spirito “rivoluzionario” dei vecchi movimenti della sinistra neomarxista che alla prudenza dei conservatori tradizionali. La società e la convivenza civile, inoltre, si reggono sulla condivisione delle regole: se queste vengono distrutte «velocemente» (invece che riformate) il rischio è che rimanga solo caos.3. Si è radicalizzato durante la pandemia di Covid e poi su Twitter/X. Se il suo metodo di lavoro è rimasto più o meno sempre lo stesso, Musk ha subito un cambiamento ideologico nettissimo, come nota Ezra Klein, passando «da essere un progressista convenzionale dell’era Obama che si preoccupava del cambiamento climatico e voleva andare su Marte a essere il signore dei meme complottisti di destra, che lavora per eleggere l’estrema destra in Germania e per distruggere il governo federale negli Stati Uniti». Swisher racconta che, durante la prima presidenza di Trump, Musk le ha detto di voler convincere lo stesso Trump ad abbandonare le sue politiche «contro i gay». Musk non è mai stato anti Trump, ma sicuramente non era pro Trump. Le cose sono cambiate durante la pandemia. «Si è arrabbiato in modo eccessivo e drammatico. Se pensi che la tua azienda sia fondamentale per il futuro della razza umana e poi la California la chiude a causa del Covid, ti ritrovi in quella modalità. È diventato molto irragionevole. In un’intervista che ho fatto con lui, ha iniziato a dire che solo poche migliaia di persone, o poco più, non ricordo con precisione, sarebbero morte a causa del Covid, e che lui aveva letto tutti gli studi e lo sapeva, mentre io non lo sapevo. Non gli sono mai piaciuti i sindacati, il governo o le normative. Questo risale a molto tempo fa per tutte queste persone. Ma questa idea è diventata più profonda durante il Covid» racconta Swisher ricordando le sue conversazioni con lui in quel periodo. Il resto lo ha fatto la bolla di Twitter/X: tra il 2012 e il 2014 Musk ha cominciato a twittare sempre di più, poi nel 2018 il numero dei suoi tweet è esploso. Secondo Swisher sono stati in particolare il suo senso dell’umorismo e la sua passione per il meme dall’ironia “cattiva” a trascinarlo in una bolla di internet permeata da idee complottiste e di estrema destra. Infine, c’è l’aspetto più personale: la reazione alla transizione di sua figlia, che Musk non ha mai accettato, e l’uso della ketamina (una droga che aumenta la dissociazione, le manie di grandezza, l’impulsività). 4. Crede in una sorta di teoria suprematista dei migliori. Musk ripropone da anni versioni diverse della teoria complottista della «Grande Sostituzione», secondo la quale l’Occidente sarebbe minacciato da una forma di pulizia etnica, in cui i bianchi verrebbero «sostituiti» dagli immigrati (non bianchi) che fanno più figli. È una teoria di estrema destra che riformula in chiave contemporanea una serie di luoghi comuni razzisti. A gennaio 2024 Musk ha per esempio affermato che c’era «un incentivo» per fare entrare negli Stati Uniti immigrati che «hanno un bias e votano democratico» (in realtà gli immigrati latino-americani votano sempre più spesso repubblicano). E da sempre sostiene che bisogna fare più figli perché il calo delle nascite porterà all’estinzione dell’America. E anche dell’Italia. È quello che ha fatto anche lui avendo oltre dieci figli, anche se poi passa il suo tempo per lo più con uno solo di loro: «Vuole avere dei figli ma non essere necessariamente un genitore» dice Swisher. In altre parole, è interessato ad avere una sua progenie genetica, non al rapporto con i figli o al fatto in generale che aumenti il numero di esseri umani sulla terra, o anche solo in America. In tutto questo ha un ruolo importante che Musk sia sudafricano (così come altri due grandi imprenditori tecnologici che sostengono Trump: Peter Thiel e David Sacks) e, nota Klein, abbia «un’esperienza politica molto particolare, quella di aver visto la minoranza bianca del Sudafrica passare dal controllo del Paese a essere una minoranza spaventata».Tutto questo si connette con le aspirazioni messianiche di Musk e al suo voler salvare il meglio del Pianeta Terra portandolo su Marte. È facile dedurre che tra questi migliori ci siano gli innovatori del Tech. Musk, spiega Klein, sembra pensare che «per far sì che l’umanità raggiunga i suoi obiettivi a lungo termine, è necessario che persone come Elon Musk controllino il governo federale. E c’è bisogno di una politica che non sia infettata dalle moderne idee progressiste di equità e consenso e non imponga tutte queste cose che sono lente, onerose, regolamentate e soft e che non permettono di correre il rischio di far esplodere 90 razzi». La chiave della sua opposizione alle politiche di equità e inclusione, che lui vede come una forma di annacquamento della “giusta” meritocrazia (in realtà gli studi mostrano che senza correttivi non c’è reale meritocrazia, perché vanno avanti coloro che hanno più privilegi di partenza). Il rischio di questa concezione però è che sfoci in una forma di «autoritarismo tecnologico» che rifiuta la democrazia perché troppo inefficiente e dispersiva. 5. Non è interessato ai soldi, ma al potere (e all’attenzione). Elon Musk è l’uomo più ricco del mondo, ma quello che gli interessa davvero non sono i soldi, è il potere. Più precisamente il potere di realizzare le sue visioni salvifiche per l’umanità. Musk è convinto di capire meglio e prima degli altri quali sono i problemi e come risolverli (spesso è stato così, almeno per quanto riguarda la tecnologia) e non sopporta di non poterlo fare perché ci sono regole — dalla legislazione ambientale, alla divisione tra poteri che garantisce l’autonomia della magistratura, all’antitrust— che lo ostacolano e che lui vede come burocrazia inutile. «Penso che sia iniziato con la convinzione: Ho delle buone idee e vorrei metterle in pratica. E ora è diventato: Ho tutte le idee su ogni argomento e quindi quello che dico va bene. È un atteggiamento da re nei confronti delle cose: Al diavolo il Congresso, al diavolo i tribunali.  Dovremmo avere un re, essenzialmente, un capo dell’esecutivo con poteri illimitati» dice Swisher. «In un certo senso ha anche uno strano senso della mortalità. Vuole essere leggendario. Ancora una volta, torniamo ai videogiochi. Credo che voglia la gloria. Ha quelle immagini in testa» aggiunge. Il senso di avere una missione da compiere va di pari passo con il suo bisogno di riconoscimento: all’origine dell’allontanamento di Musk dai democratici c’è un indubbio errore dell’amministrazione di Joe Biden. Quando l’ex presidente nel 2022 ha organizzato un summit con i produttori di auto elettriche, non ha invitato Musk, mentre c’erano i suoi concorrenti, a partire dall’amministratrice delegata di General Motors Mary Barra. L’amministrazione Biden, spiega Swisher, non lo ha incontrato perché Musk stava conducendo una lotta contro i sindacati dell’automobile (a cui è sempre stato avverso) e Biden, uno dei presidenti più a favore dei lavoratori nella storia recente, voleva prendere la distanza dalla sua gestione antisindacale. Musk, però, si è arrabbiato moltissimo (ne ha scritto anche Forbes). «Il modo in cui Musk prende le offese è davvero strano. L’avevo già visto in azione: una sorta di rabbia meschina e di piccole offese. E questa volta è stata davvero dura. E quelli di Biden hanno continuato a punzecchiarlo» dice Swisher. Che racconta di averne parlato con Musk e persino con l’amministrazione Biden, perché era convinta che Musk si meritava che il suo lavoro con Tesla fosse adeguatamente riconosciuto: «Lui si è arrabbiato molto, l’ha presa sul personale. Quasi ferito. Sono arrivata a chiamare Steve Ricchetti, che lavorava per Biden. E gli ho detto: ragazzi, avete fatto un errore. Dovresti abbracciare questo ragazzo. È davvero arrabbiato. E Steve Ricchetti mi ha risposto: “Oh, sai, è un errore; Oh, sai, è per i sindacati. Dovrebbe capire. È un ragazzo grande. E io pensavo: No, non è un adulto» ricorda la giornalista. Questo è forse il tratto personale più peculiare di questo imprenditore geniale e coraggioso: un’immaturità sorprendente per un uomo della sua intelligenza. Ezra Klein con una battuta fulminante lo definisce «il 15enne più intelligente del mondo». «Una delle cose a cui penso si riconduca – e odio dirlo – è: il ragazzino triste che non è stato amato abbastanza da bambino è alla ricerca di un significato, è alla ricerca di amore» dice Swisher. Qual che sia il motore interno che lo spinge, una cosa è certa: Musk ha la determinazione per arrivare ai suoi obiettivi. Il suo nuovo incarico come capo del Doge, in ogni caso, gli dà un potere enorme per un obiettivo che ha molto a cuore: sviluppare le sue aziende. Musk si è a lungo scontrato contro il governo degli Stati Uniti, affermando che un numero spropositato di indagini federali e regole di sicurezza hanno ostacolato Tesla e i suoi sforzi per creare flotte di robotaxi e auto a guida autonoma. Ora, la stretta relazione di Musk con il Presidente Donald Trump significa che molti di questi grattacapi federali potrebbero svanire nel giro di settimane o mesi. Tra i possibili ostacoli: le indagini sugli incidenti dei veicoli parzialmente automatizzati di Tesla; un’indagine penale del Dipartimento di Giustizia per verificare se Musk e Tesla abbiano sopravvalutato le capacità di guida autonoma delle loro auto; un mandato governativo per riportare i dati sugli incidenti dei veicoli che utilizzano tecnologie come il pilota automatico di Tesla. Non solo, Musk può anche imporre tagli ai fondi all’ufficio voli spaziali commerciali della Federal Aviation Administration, che ha proposto multe e bloccato SpaceX dopo le esplosioni e altri incidenti. La partita è solo iniziata, in barba alle regole antitrust e ai conflitti di interesse…

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