Referendum: nessun vincitore, un solo sconfitto…

Renzi lascia il Governo dopo la schiacciante vittoria del No! Analisi e interrogativi si susseguono nel tentativo di comprendere cosa è successo e cosa potrà succedere nell’immediato… e nel prossimo futuro. C’è chi chiede elezioni subito con qualsiasi sistema elettorale si possa utilizzare.  Chi invece vuole attendere la Consulta e quanto avrà da dire, tra un mese, sull’italicum. Chi vuole un governo di scopo che riscriva una nuova leggere elettorale che possa andar bene sia per la Camera dei deputati che per il Senato… ormai scampato dalla riforma che lo voleva modificare per eliminare il bicameralismo perfetto della nostra Costituzione, assieme alla eleminazione del Cnel.

In queste ore, consumatesi rapidamente le consultazioni del Presidente della Repubblica e  scartato un Renzi bis per indisponibilità dello stesso Renzi, nonché  respinta dalle opposizioni, la possibilità di collaborare con la maggioranza in una riedizione di un governo delle larghe intese  che portasse a fine la legislatura.  L’incarico per un Governo nuovo e con pieni poteri …seppur dall’orizzonte temporale alquanto breve per gestire le praticamente le emergenze terremoti – la crisi delle nostre Banche …MPS in testa, nonché riscrivere la legge elettorale nonché qualche appuntamento e scadenza internazionali, per poi andare a nuove elezioni politiche il prima possibile. E’ stato dato all’attuale Ministro degl’Esteri Paolo Gentiloni. Con un piccolo e rapido “rimpasto” che cambi qualche Ministro di qualche dicastero, avremo un “nuovo”  governo  sorretto dall’attuale maggioranza.

Anche chi canta vittoria per l’esito referendario da domani senza il “panno rosso renziano”,  farà fatica a trovare qualcosa di nuovo e di diverso da raccontare agli italiani.

Questo risultato del referendum… non si può certo considerare una semplice sconfitta, ma è sicuramente un vero e proprio schiaffone. Sì, un manrovescio pesantissimo che gli italiani, accorsi in massa alle urne, quasi come un sol uomo hanno voluto riservare anzitutto all’uomo, Matteo Renzi, che in tre anni ha trasformato una sua promettente ambizione di cambiare il Paese in comportamenti d’arroganza presuntuosa da “bulletto” di paese (con la minuscola). Voleva un plebiscito su di sè,  l’ha avuto, ma con un segno contrario. Dalle urne è uscito un vero e proprio urlo: VAI A CASA!!

L’altissima affluenza dimostra che Renzi se l’è cercata. Ci ha costretto ad una campagna elettorale lunghissima. L’ha infarcita di promesse, di regalie a destra e a sinistra, di battute sprezzanti nei confronti degli avversari (che hanno ricambiato con gli interessi, cosa assai riprovevole, ma chi è Premier dovrebbe volare più alto). E’ riuscito perfino, ad un certo punto, a far sparire la bandiera dell’Europa da dietro le sue spalle per far passare l’idea che era contro quell’Europa che invece gli ha fatto arrivare ogni endorsement possibile. E alla fine ha perso con quasi venti punti di vantaggio per il NO …una vera e propria disfatta e dire che, fino a poche ore dall’apertura dei seggi, andava sperando  e raccontando, con la complicità servile di tanti organi di informazione, che stava realizzando una clamorosa rimonta. Balle, tutte balle!! Altri, commentatori, più sottili del sottoscritto, avranno modo di elencare per filo e per segno tutti gli errori che ha commesso. Io mi limito ad osservare che il primo enorme errore, è stato quello di voler trasformare il Referendum del 4 dicembre nel …cavallo di Troia, per quella legittimazione popolare che non aveva avuto a suo tempo nel momento in cui aveva congedato con una brutalità che ora gli torna indietro Enrico Letta. Ma più della politologia, di fronte ad un risultato così netto con una partecipazione così ampia, conta forse l’impressione, epidermica seppur superficiale fin che volete, di una larghissima parte di italiani che non ne poteva più di un Presidente del Consiglio sempre sopra le righe, di  un Premier sempre impegnato diuturnamente a dipingersi come unico salvatore della Patria. Uno sfoggio vero e proprio di superomismo che ha spinto 19 e olte milioni di italiani a votare No …con rabbia. Anche tanti di quelli che solo nel 2014 gli avevano dato fiducia. E poi, che dire di quel pessimo modo di trattare i contrari alla riforma come tutti gufi, arrabbiati, ignoranti, incattiviti, sfascisti?  Anziché cercare di allargare il suo consenso, Renzi ha alzato muri dovunque. E con lui quel circolo di “nani e ballerine” di cui, lui come alcuni di quelli che lo hanno preceduto, si era circondato. Tutti bravi a lanciare battutacce sui social, nessuno capace di elaborare un pensiero proprio in grado di mettere un argine all’esuberanza dell’uomo di Rignano sull’Arno. Ma lo schiaffone è arrivato sul muso anche dei tanti che, pur esprimendo giudizi talvolta molto severi sull’ipotesi di riforma, hanno cercato di far capire che era più importante andare avanti sulla cattiva strada. Fra tutti Romano Prodi, uscito allo scoperto pochi giorni prima del voto con il suo solito modo pseudo bonario …da parroco  che dicendo tutto e il suo contrario… ha confermato il suo voto per il Sì, ma chiaramente otturandosi le narici!  Un atteggiamento e un modo di pensare che se voleva essere un endorsement  a votare positivamente per la riforma… alla fine ha radicato in molti, me compreso un voto per il NO! E poi ci sono  i tanti osservatori stranieri più o meno interessati, i presidenti di Confindustria l’attuale e i suoi ultimi precedessori, quelli di tante Banche, gli stesi vertici dell’UE… che hanno tentato in ogni modo di influenzare il votoreferendario, sbattendo contro il volere degli italiani.

Nel mazzo non possono mancare gli organi di informazione. Renzi aveva l’appoggio di gran parte dei grandi giornali, dei telegiornali, di uomini della cultura e dello spettacolo. Che come per la Brexit e l’elezione di Trump, non ci hanno capito un c***o …dimostrando solo una siderale distanza dal sentire vero dell’opinione pubblica (forse anche così si può capire il perché, non si vendono più giornali…). Ognuno adesso ha titolo per individuare le cause della vittoria del No. Nel calderone c’è di tutto: i morsi della crisi economica, la mancanza di lavoro, lo spirito conservativo, la rabbia sociale, l’antipatia nei confronti del Premier, la rivalsa dei suoi avversari interni, il populismo trionfante. Checché ne dicano Salvini, Berlusconi, Di Maio e festeggianti vari, a me pare non ci sia  alcun reale vincitore (dire No non è infatti un programma politico alternativo di cui ci sarebbe veramente bisogno) certo c’è uno sconfitto: Matteo Renzi! E anche se rimarrà segretario del PD cercando di capitalizzare gran parte dei voti del Sì, nel tentativo di recuperare alle prossime elezioni una vittoria elettorale che lo tenga da Premier sul palcoscenico della politica italiana e internazionale, sarà costretto dai vari sommovimenti: interni ed esterni di quel che resta del PD ancor oggi partito di maggioranza per via di una legge elettorale che la Consulta ha giudicato incostituzionale, a prender atto che comunque in futuro lo “storytelling” renziano non potrà più raccontare agli italiani nessuna  delle “favole”  utilizzate per i suoi racconti in questi due e rotti anni di governo del Paese ed essere considerato ancora “credibile”. Ho Renzi e i suoi  si confronteranno con la realtà economica e sociale di questo Paese, facendoci capire cosa pensano di fare per risolvere i gravi problemi che attanagliano l’esistenza della nostri concittadini… ho resterà, resteranno  ai margini della politica se non addirittura definitivamente fuori. Ed è qui l’ulteriore problema per i politici italiani. Renzi ha fatto perdere due anni al paese per raccontarsi come il “salvatore della Patria’. Promettendo “mance” a destra e a manca… nel tentativo di reggere un’idea di “cambiamento” senza alcun aggettivo. Gli altri (opposizioni) non hanno fatto molto di più nel contrastarlo. Ora gli italiani con il voto del 4 dicembre hanno imposto un azzeramento di tutto ciò… dicendo che nel determinare l’indirizzo della politica e di chi la fa… loro vogliono esserci e contare e che coloro che la fanno devono saper preservare altresì  …un’idea della democrazia che sia di merito e di confronto… e non di scontro e di costante conflitto. Il Referendum a dimostrato che il cuore del Belpaese va oltre le divisioni del “bipartitismo” e anche oltre quelle di un “tripolarismo” frutto del vento di un populismo divisivo e corrosivo dell’unità nazionale  su cui è fondata la nostra Costituzione  per continuare a vivere un’idea di Paese fortemente ancorato ai suoi valori. E’ ora che tutta quanta “la politica”  ha il dovere di mostrarsi all’altezza di una sfida economica e sociale che …ahinoi è davvero sempre più drammatica!

E’ sempre tempo di Coaching! 

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